Sergio Zanotti: “Tradito da un tassista e venduto ai miliziani di Al Qaeda”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 aprile 2019 19:35 | Ultimo aggiornamento: 6 aprile 2019 19:35
sergio zanotti

Sergio Zanotti: “Tradito da un tassista e venduto ai miliziani di Al Qaeda”

ROMA – Sergio Zanotti è stato tenuto in ostaggio dai miliziani di Al Qaeda. L’imprenditore, tornato libero e rientrato ieri 5 aprile in Italia dopo essere stato sequestrato per tre anni in Siria, ha raccontato cosa è successo durante la prigionia in un interrogatorio con gli inquirenti durato circa tre ore. L’uomo ha spiegato che a tradirlo è stato un tassista e che dal 2016 “ha cambiato circa 10 prigioni” ma di “essere stato trattato abbastanza bene”.

Ai carabinieri del Ros e ai magistrati della procura di Roma, Zanotti ha spiegato di essere stato “tenuto in ostaggio da fondamentalisti islamici” che lo hanno “nutrito e rispettato”. Durante il colloquio l’imprenditore è apparso emotivamente provato. “Ieri mi sono visto per la prima volta allo specchio dopo tre anni – ha detto agli inquirenti – e ho fatto fatica a riconoscermi: sembro invecchiato di 15 anni”.

Nella descrizione della sua prigionia Zanotti ha detto di non essere mai stato tenuto in catene a eccezione di quando veniva chiamato per girare i video che poi venivano postati su internet “come una sorta di messa in scena”. “Una volta ho girato diversi video con cambi di abito e cambi di scenario”, ha raccontato l’imprenditore. Le registrazioni delle immagini rese pubbliche sono state solo due, ma nelle mani degli investigatori ce ne sono anche altre, assieme ad alcune foto che mostravano non poche incongruenze chiarite oggi dal’imprenditore. “Chi mi teneva sequestrato avrebbe provveduto alla loro diffusione. Loro la chiamavano ‘la giornata video'”, ha concluso Zanotti.

Le prigioni nelle quali è stato portato l’imprenditore si trovavano tutte nella zona di Aleppo dove il nostro connazionale è arrivato, narcotizzato, il 14 aprile del 2016. Zanotti ha spiegato di essere andato in Turchia, nella zona di Hatay a pochi chilometri dalla Siria, perché era senza lavoro e aveva deciso di andare in quel territorio a “cercare di acquistare dinari da rivendere in Europa dove nel mercato della numismatica hanno un valore”. Un tassista abusivo, però, la sera successiva al suo arrivo in Turchia lo avrebbe venduto a dei miliziani “che mi hanno narcotizzato: il 14 aprile del 2016 mi sono risvegliato in una casupola nella zona di Aleppo”. (fonte ANSA)