Silvia Romano, arrestati 14 presunti complici dei rapitori: hanno rischiato il linciaggio

di Mardy Bum
Pubblicato il 22 novembre 2018 10:20 | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2018 10:20
Silvia Romano, arrestati 14 presunti complici dei rapitori: hanno rischiato il linciaggio

Silvia Romano, arrestati 14 presunti complici dei rapitori: hanno rischiato il linciaggio

ROMA – Quattordici persone sono state arrestate in Kenya per il rapimento di Silvia Costanza Romano, la volontaria italiana di appena 23 anni che lavorava con i bimbi dell’orfanotrofio nel piccolo villaggio di Chakama. Secondo quanto scrive Repubblica, gli arrestati sarebbero abitanti della zona che avrebbero avuto contatti con il commando armato di fucili e machete che due giorni fa ha fatto irruzione nel vicino mercato, alla ricerca della “donna bianca”. Silvia è stata picchiata, legata e portata via mentre implorava aiuto. 

Sono stati gli stessi abitanti del villaggio a mobilitarsi per la cooperante italiana: alla polizia hanno indicato i presunti fiancheggiatori dei rapitori che, prima dell’arresto, hanno rischiato anche il linciaggio. A quel punto è intervenuta la polizia che in queste ore sta mettendo sotto torchio gli arrestati, per risalire agli autori dell’agguato e al loro possibile nascondiglio. 

Resta in campo l’ipotesi di un’azione di Al Shabaab, il gruppo di integralisti islamici somali che da anni seminano il terrore in Somalia e Kenya, lasciando dietro di sé decine di morti. Un’ipotesi avvalorata dal fatto che alcuni testimoni li avrebbero sentiti parlare somalo durante il blitz per rapire Silvia. Ma secondo fonti italiane sembra più probabile che si tratti di criminalità comune. Anche se in una regione così povera e tormentata non è raro che gli ostaggi passino di mano in mano, al miglior offerente, e non è quindi escluso che Silvia possa essere venduta dal gruppo e finire prigioniera degli islamisti.

Anche la polizia del Kenya, che ha dispiegato decine di uomini mettendo in campo anche l’esercito, è molto prudente sull’ipotesi Al Shabaab e punta su una pista tutta interna. Secondo alcuni investigatori, ci sarebbe stata una lite legata all’orfanotrofio nei giorni scorsi e il rapimento della ragazza, volontaria nell’orfanotrofio, potrebbe essere una ritorsione o una vendetta. Un testimone durante l’attacco nell’ufficio della onlus, avrebbe sentito uno di loro chiedere ad un altro “è lei?”, prima di colpirla, come se cercassero una persona ben precisa.

Quel che è certo è che da da due giorni non si ha più alcuna notizia di Silvia. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, ha immediatamente attivato tutti i canali per far luce sulla vicenda, alla quale stanno lavorando anche gli investigatori dell’Aise, mentre la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona per finalità di terrorismo. “Ci stiamo lavorando, fatemi dire il meno possibile”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, al termine di un’audizione al Copasir.

Resta il fatto che la zona scelta da Silvia era considerata poco sicura da molte associazioni. A 70 chilometri dalla ricca e turistica Malindi, Chakama è in realtà poverissima. “Le avevo detto detto di non andare a Chakama, perché non è un posto sicuro, ma lei mi ha risposto che lì erano tutti suoi amici”, ha detto Davide Ciarrapica, fondatore della Onlus Orphan’s Dream, con cui Silvia aveva collaborato in passato. “A Chakama non c’è nulla, solo una camera per i volontari” è “nella foresta, in mezzo al niente”, ha detto.

Ma chi la conosce assicura che Silvia è così, forte e determinata. “Bello!”, ha risposto di fronte alla possibilità di andare “in mezzo al nulla” ad aiutare i bambini. La sua forza l’ha mostrata anche durante l’agguato, chiedendo prima aiuto al ragazzo che era con lei al momento del rapimento, ma urlandogli poi di mettersi in salvo, quando lo ha visto in pericolo. Lui, Ronald, unico testimone a raccontare l’agguato, ha cercato di aiutarla: “Ma qualcuno mi ha colpito in testa con un bastone e ho quasi perso i sensi. Allora lei mi ha detto di mettermi in salvo e sono fuggito”.