Simone Camilli, il padre Pier Luigi: “Fiero di lui, vado a riprenderlo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Agosto 2014 18:04 | Ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2014 18:57

ROMA – “Con Simone avevo parlato l’altro giorno. Gli avevo detto di stare attento ma mi aveva risposto di non preoccuparmi, che la situazione era tranquilla”. Sono le parole di Pier Luigi Camilli, il padre del fotoreporter ucciso a Gaza questa mattina, che ha incontrato i giornalisti fuori dalla propria casa a Roma, nella zona della circonvallazione Gianicolense.

“Partiamo stasera per Gaza e  domani ce lo riportiamo a casa”, ha detto il padre di Simone, aggiungendo di essere “fiero” di suo figlio. “Aveva questo lavoro nel sangue”, ha detto Pier Luigi, giornalista anche lui, ex vicedirettore vicario del Tgr Rai.

“Ha iniziato questa professione con uno stage all’Associated Press, poi è partito e ha coperto zone calde come il Libano, Gerusalemme, Georgia. Tutti punti caldi del pianeta”, ha raccontato Camilli.

LEGGI ANCHE —> Chi era Simone Camilli
—> About Gaza, il documentario di Simone Camilli

Il padre di Simone ha descritto il figlio come “uno dei tanti giovani italiani andati all’estero per lavorare, ma la sua è stata una scelta, non è stato costretto da nessuno”. A chi gli chiedeva che tipo fosse il figlio, Camilli ha risposto: “Era un ragazzo di poche parole. Si limitava a dirmi: non ti preoccupare, non c’è problema”.

I vicini: Simone era coraggioso e amava il suo lavoro. “Me lo ricordo bene Simone, parlava sempre del suo lavoro: amava quello che faceva, era coraggioso”. E’ il ricordo di uno dei vicini di Simone Camilli. Nell’appartamento nella zona della Circonvallazione Gianicolense, cugini, zii e qualche amico hanno raggiunto in queste ore il padre e la madre di Simone. Nel palazzo pochi i condomini presenti perché partiti per il Ferragosto. “Non si vedeva spesso da queste parti – racconta un altro dei condomini -, Simone era spesso in viaggio ma lo ricordo bene con i suoi capelli ricci e sereno per la scelta di vita che aveva fatto”. In queste strade, in una zona semicentrale della capitale, Simone ha vissuto una parte della sua esistenza frequentando il liceo scientifico Morgagni.

L’Ordine dei giornalisti del Lazio ha espresso “sdegno, dolore e rabbia per la morte assurda di Simone Camilli, 35 anni, reporter romano dell’Associated Press, la cui vita è stata stroncata alla vigilia del ferragosto dall’esplosione di un ordigno a Beit Lahya, nella Striscia di Gaza”. “Simone – sottolinea l’Ordine del Lazio in una nota – ha pagato a caro prezzo il suo compito di informare, la sua presenza nella zona tribolata di un conflitto che si trascina da decenni e che finora ha provocato 1.900 vittime tra i palestinesi e 67 tra gli israeliani”. L’Ordine dei giornalisti del Lazio “è a lutto ed esprime il suo cordoglio ai familiari, agli amici, ai colleghi di Simone. E si domanda: fino a quando i giornalisti dovranno morire per testimoniare quello che accade in quell’angolo martoriato del mondo?”.

La stampa palestinese. “Chiediamo alla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e alle organizzazioni di diritti umani di investigare i crimini commessi contro i giornalisti a Gaza”: lo richiede il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS) in seguito “all’uccisione del video reporter italiano Simone Camilli e del fotografo dell’AFP Ali Abu Afash”. Altri 15 giornalisti, precisa il Sindacato, hanno perso la vita durante l’operazione israeliana a Gaza.