Siria, agguato dell’Isis: ucciso un prete e il padre

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Novembre 2019 20:03 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2019 20:03
Siria, prete ucciso in agguato dei militanti Isis insieme al padre

Foto archivio ANSA

BEIRUT – L’Isis dell’era post-Baghdadi rialza la testa. E lo fa rivendicando nel giro di poche ore l’attentato nel quale sono stati feriti in Iraq cinque soldati italiani, domenica, e l’assassinio di un prete cattolico e di suo padre nell’est della Siria. Intanto, nella città curdo-siriana di Qamishli, al confine con la Turchia, sono esplose due autobomba, una delle quali fatta detonare non lontano dalla locale chiesa caldea.

Quest’ultimo attacco, che ha causato la morte di 6 persone e il ferimento di almeno 20, non è stato ancora rivendicato. Ma in molti ci vedono la mano dello Stato islamico, ora guidato dal suo nuovo leader Abu Ibrahim. Il prete Ibrahim Bidu e suo padre sono stati freddati da sicari col volto coperto a est di Dayr az Zor, nella Siria orientale, in una zona sotto il controllo delle forze curdo-siriane e dove operano i militari americani, mai ritiratisi a est del fiume Eufrate ricco di risorse petrolifere.

L’agguato è stato rivendicato dall’Isis, che ha però affermato di aver ucciso due preti e non uno. In un secondo momento, diverse fonti concordanti hanno appurato che la seconda vittima non è un sacerdote bensì il padre di Bidu. Il prelato si trovava col genitore a bordo di un auto lungo la strada che collega la regione di Dayr az Zor a Qamishli. Quest’ultimo è il capoluogo della regione autonoma curdo-siriana, da ottobre investita dalla campagna militare turca.

E proprio Qamishli è stata oggi scossa da un duplice attentato dinamitardo in una delle più affollate vie del centro, in un corso pieno di negozi e poco lontano dalla chiesa caldea. Le fonti a Qamishli affermano che la zona non è caratterizzata come un quartiere cristiano, e che non vi sono al momento indicazioni che l’attacco, portato con due autobomba, abbia preso di mira il luogo di culto caldeo.

L’uccisione del prelato armeno cattolico a Dayr az Zor è avvenuta in una zona ad altissima concentrazione di cellule locali dell’Isis. Il distretto di Busayra, sulla riva orientale dell’Eufrate, è da anni una roccaforte dell’insurrezione armata jihadista. E anche dopo l’annuncio, a marzo scorso, della sconfitta militare dell’Isis, in questa zona i miliziani sono parte delle comunità locali arabe, fortemente ostili alle forze curde e agli americani.

Il prelato cattolico ucciso oggi è solo uno dei numerosi preti uccisi o scomparsi nel nulla della Siria in guerra: oltre al gesuita romano Paolo Dall’Oglio, di cui si sono perse le tracce nel luglio del 2013 a Raqqa, si ricordano i due vescovi ortodossi Bulos Yazigi e Yohanna Ibrahim, rapiti nel nord-ovest del paese, i preti di Aleppo, l’armeno cattolico Michel Kayyal e l’ortodosso Maher Mahfuz, anche loro scomparsi dopo esser stati rapiti. Tra quelli uccisi, si ricordano il gesuita olandese Frans Van der Lugt, freddato a Homs nel 2015, e il francescano François Murad, decapitato dall’Isis nel 2013. (Fonte ANSAmed)