Allarme armi chimiche in Siria: gas nervino e mostarda per “la pulizia etnica”?

Pubblicato il 13 luglio 2012 18:33 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2012 18:38
Bashar al-Assad

Bashar al-Assad (foto LaPresse)

DAMASCO – In Siria potrebbero essere pronte le armi chimiche: gas nervini e mostarda. La denuncia, riportata dal Wall Street Journal, arriva dai comitati di coordinamento che chiedono aiuti all’Onu. Secondo il quotidiano le forze armate siriane avrebbero già iniziato a spostare dai depositi alcuni armamenti chimici.

Il regime smentisce. Tramite un portavoce del ministero degli esteri ha affermato che si tratta di informazioni ”non vere, assolutamente ridicole”. Ma la notizia è arrivata alle autorità americane. Alcuni temono che Damasco intenda usare queste armi chimiche contro i ribelli. C’è anche il timore di una pulizia etnica.

Secondo Israele si tratta di una mossa preventiva per evitare che finiscano in mano ai terroristi o alle forze ribelli. Un alto funzionario israeliano citato dal giornale britannico Guardian sostiene che l’arsenale chimico siriano venga ”disperso sotto il controllo di un’unità dell’esercito altamente fedele al regime”. Ma non sarebbe usato nel conflitto. ”Ne ha subito l’impatto, ma non viene usato per i combattimenti”, ha aggiunto la fonte, secondo cui ”ci sono segni che Damasco ha compreso il problema”.

La riserva di armi chimiche e biologiche di Damasco è la maggiore di quelle dei Paesi del Medio Oriente. La Siria non ha mai nemmeno firmato la convenzione del 1992 contro la produzione, la conservazione e l’uso di queste armi.

E torna lo spettro Iraq. Saddam Hussein diede ordine di sterminare 100.000 curdi con i gas iprite, sarin e tabun a Halajaba. Ma gli Stati Uniti sanno di doversi muovere con cautela, visto il precedente del 2003, quando il mai trovato arsenale iracheno scatenò una guerra.

Il dipartimento di Stato, tramite la portavoce Victoria Nuland, ha ribadito che gli Stati uniti hanno ”ripetutamente messo in chiaro che la responsabilità di proteggere i depositi di armi chimiche ricade sul governo siriano”, mostrando un certo nervosismo sull’argomento.

Intanto continuano i massacri nel Paese: gli attivisti parlano di almeno 200 morti nel villaggio di Tremseh, nella regione di Hama. Secondo la tv al Arabiya, i morti nel villaggio sono 227. Anche la tv di Stato siriana ha confermato il massacro, ovviamente accusando i “gruppi terroristici” che “in combutta con alcuni media” vorrebbero “esaltare l’opinione pubblica” e chiedere un intervento militare alla vigilia di un nuovo incontro del Consiglio di sicurezza Onu.

L’esercito siriano avrebbe anche aperto il fuoco contro cortei di manifestanti a Damasco e Aleppo, secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Sarebbero morti quattro civili, 18 soldati e sette ribelli. Dopo la tradizionale preghiera del venerdì, in molte città si sono svolte manifestazioni spontanee. La folla protestava contro il regime e anche contro l’inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan.

 

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