Siria, i cecchini sparano sui cortei funebri: dieci morti

Pubblicato il 23 Aprile 2011 19:34 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2011 19:39

BEIRUT – Dopo aver sparato sui manifestanti in piazza, le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco sabato contro alcuni dei cortei funebri delle oltre cento persone morte venerdì in varie città del Paese, uccidendo – secondo testimoni oculari – almeno dieci civili, e hanno arrestato nella città costiera di Banias un altro attivista per i diritti umani. Per la prima volta dallo scoppio delle proteste popolari senza precedenti hanno annunciato le loro dimissioni due deputati del parlamento di Damasco e il muftì di Daraa, prima autorità religiosa sunnita a esprimere pubblicamente dissenso nei confronti delle autorità.

Secondo attivisti, cinque persone sono state uccise a Izraa, località vicino a Daraa, epicentro meridionale delle proteste dal 18 marzo scorso. I testimoni riferiscono di aver visto un corteo di persone marciare da Daraa verso il vicino villaggio di Izraa, teatro venerdì dell’uccisione di una ventina di dimostranti tra cui un bambino di 12 anni, e poi esser respinto a colpi di arma da fuoco sparati da soldati dell’esercito e da non meglio precisati uomini in abiti civili. Gli abitanti di Daraa, affermano i testimoni, intendevano partecipare ai funerali dei ”martiri”. L’ennesimo giornalista straniero a essere espulso dalle autorità siriane, Cal Perry, corrispondente del canale in inglese della tv al Jazira, ha raccontato su Twitter quanto visto mentre tentava di uscire dal Paese dirigendosi verso il confine giordano: ”Ho visto sparare direttamente su un corteo funebre tra Izraa e Daraa. Siamo stati costretti a tornare indietro. Dal confine (giordano) e per venti km e’ di fatto tutta zona militare”.

Altri cinque civili, secondo le testimonianze di attivisti, sarebbero stati freddati a Duma, sobborgo nord di Damasco, da colpi di arma da fuoco sparati da ”cecchini” appostati sui tetti di alcuni palazzi. ”A Duma agenti dei servizi di sicurezza militari a bordo di auto fuoristrada sparano a caso”, ha denunciato un testimone citato da Wissam Tarif, attivista di spicco per i diritti umani in Siria. Analogo scenario si sarebbe verificato a Barze, quartiere periferico della capitale, dove migliaia di persone sono tornate in strada per accompagnare le bare di alcune vittime freddate ieri durante le manifestazioni. Secondo gli attivisti, almeno tre persone sono state uccise oggi a Barze.

E mentre i media governativi di Damasco riferivano la nomina del nuovo governatore di Latakia, porto a nord-ovest di Damasco e terza citta’ siriana dove il regime e’ costretto a sostituire il proprio rappresentante formale, due deputati siriani eletti nel distretto di Daraa, annunciavano tramite la tv al Jazira le loro dimissioni in segno di protesta contro l’uso della forza da parte delle autorita’. ”Con la violenza non si risolvono i problemi”, ha detto Khalil Rifai, annunciando in diretta tv le sue dimissioni dall’assemblea del popolo, il cui potere in Siria e’ da decenni molto marginale. ”Chiedo al presidente Bashar al Assad di intervenire direttamente”, ha invece detto Nasser Hariri, altro deputato dimissionario. Poco dopo, sempre dal pulpito dell’emittente panaraba, Rizq Abdel Rahman Abazid, mufti’ di Daraa, autorita’ sunnita locale di nomina governativa, ha annunciato le sue dimissioni. ‘Ai massimi livelli assicurano che non si spara contro i manifestanti, poi constatiamo sul terreno che la verita’ e’ diversa”, ha aggiunto il religioso, membro di un influente clan locale a cui appartengono anche i circa dieci bambini arrestati alla fine di febbraio perche’ sorpresi a scrivere slogan anti-regime sui muri scolastici.

Il regime, dal canto suo, continua a smentire il sanguinoso bilancio di oltre 100 morti riferito dagli attivisti, e parla invece di otto persone uccise ieri nel sud tra militari e membri di un gruppo armato, oltre a due poliziotti morti, sempre ieri nel fronteggiare ”bande criminali” tra Damasco e Homs. I ”gruppi armati criminali” avrebbero usato – secondo l’agenzia Sana – del sangue vero imbottigliato per produrre video amatoriali contraffatti di morti e feriti tra i manifestanti.