Siria: Erdogan bombarda giornalisti e ospedali. E torna incubo Isis: 800 miliziani evasi

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 13 Ottobre 2019 17:32 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2019 8:11
Siria: Erdogan bombarda giornalisti e ospedali in territorio curdo. E torna spauracchio Isis: 800 miliziani evasi

Siria: i missili turchi nella foto Ansa

ROMA – La Turchia di Erdogan bombarda i giornalisti e gli ospedali dei curdi. Così almeno dice chi opera in Siria. Intanto anche Angela Merkel ha chiamato il presidente turco, invitandolo a sospendere l’attacco nell’area siriana a maggioranza curda. Senza dimenticare che i curdi lanciano l’allarme Isis: 800 combattenti estremisti islamici sarebbero scappati da un campo di detenzione bombardato per l’appunto dall’esercito turco.

E appunto quello dell’Isis è diventato uno dei punti cruciali della guerra sul confine turco-siriano. Dall’inizio dell’offensiva di Erdogan, i curdi continuano a denunciare che i bombardamenti sulle prigioni in cui sono detenuti gli affiliati al sedicente Stato islamico stanno provocando evasioni a catena. E lo spettro Isis potrebbe tornare a offuscare il cielo non solo sulla Siria ma anche sull’Europa. Ricordiamo che i curdi sono stati tra i maggiori protagonisti della sconfitta dell’Isis sul fronte siriano.

Siria: raid turchi sui giornalisti.

Raid turchi sulla città siriana di Ras al-Ain avrebbero colpito un convoglio sul quale viaggiavano giornalisti stranieri. Lo riferiscono i media locali. Almeno un giornalista straniero è stato ucciso oggi e altri sono rimasti feriti in un bombardamento di artiglieria dell’esercito turco nel nord-est della Siria.

Lo riferiscono fonti della zona di Qamishli, affermando che non vi sono indicazioni certe sulla nazionalità del reporter. Secondo le fonti, il giornalista si trovava a bordo di un pulmino con altri colleghi stranieri non lontano dalla zona del fronte dell’offensiva turca. Circolano notizie di almeno altri due giornalisti stranieri uccisi nello stesso raid ma non vi sono conferme.

Bombe della Turchia su ospedali e ambulanze.

L’ ong internazionale ‘Un ponte per’ denuncia in una nota una serie di attacchi turchi contro presidi sanitari, ambulanze e operatori in Siria. “All’alba di oggi – riferisce l’organizzazione – l’aviazione militare turca ha colpito un presidio sanitario d’emergenza della Mezzaluna Rossa Curda a Serekanyie/Ras Al Ain, costruito insieme alla stessa ong. Due medici sono stati feriti, danneggiate le ambulanze. Un atto inaccettabile, contrario ai diritti umani”. La Mezzaluna rossa – riferisce ancora la ong – ha fatto sapere che “il punto di assistenza medica è stato evacuato. Non è la prima volta che il nostro team è preso di mira nelle ambulanze. Al momento non siamo in grado di raggiungere Serekanyie/Ras Al Ain perché le ambulanze sono sotto tiro”.

Distrutto, fra l’altro, un Trauma Stabilization Point (TSP), un ambulatorio mobile che consente ai medici di intervenire sulle persone ferite nel minor tempo possibile, stabilizzarle e solo in seguito trasferirle negli ospedali più vicini, risparmiando tempo prezioso e salvando vite.

“Colpire le strutture mediche, il personale medico-sanitario, gli operatori umanitari è una gravissima violazione del Diritto Umanitario e delle Convenzioni di Ginevra”, afferma la ong, che chiede, insieme alla Mezzaluna rossa curda che “ogni misura sia intrapresa perché la Turchia includa nella lista degli obiettivi non militari i presidi sanitari, gli ospedali e le ambulanze, cosa che ad oggi non ha fatto”. Il presidio sanitario colpito oggi non è il primo obiettivo civile dell’attacco turco. L’ong riferisce che tra ieri e oggi sono state colpite 2 scuole a Tel Abyad e 2 chiese a Qahtaniya, 2 ospedali a Serekanye/Ras Al Ain e Kobane, 1 panificio a Qamishlo, una colonna di civili che avanzava da Raqqa verso Tel Abiad, mentre il 10 ottobre era stato preso di mira il principale deposito d’acqua dell’area di Hassakeh, necessario a rifornire la popolazione e servire gli ospedali della zona.

Siria: 800 combattenti Isis fuggiti da un campo.

I curdi siriani dicono che quasi 800 affiliati dell’Isis sono scappati da uno dei campi nel nord est della Siria dove sono in corso i bombardamenti turchi. Le autorità curde hanno annunciato la fuga dei jihadisti stranieri dal campo di Ayn Issa, nel nord della Siria, circa 35 km a sud del confine turco, dove ci sono 12mila persone tra cui mogli e vedove di combattenti dell’Isis con i loro figli. L’amministrazione semiautonoma della regione curda ha detto che i detenuti hanno attaccato le guardie e travolto le recinzioni. “Il campo di Ayn Issa è ormai senza controllo”, hanno riferito i curdi.

La Merkel chiede a Erdogan di fermare gli attacchi.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, in una telefonata avuta oggi con il leader turco, ha chiesto al presidente Recep Tayyip Erdogan di fermare l’offensiva nel nord-est della Siria. Lo riferisce l’agenzia Dpa citando una portavoce governativa. La cancelliera si è pronunciata per “un’immediata fine dell’operazione militare”, ha detto la portavoce. L’agenzia aggiunge che a prescindere dai giustificati interessi della Turchia, l’azione rischia di destabilizzare la regione e rafforzare l’Isis. (Fonte Ansa).