Siria, guerra civile religiosa: è la lotta secolare tra sciiti e sunniti

di Francesco Montorsi
Pubblicato il 29 giugno 2013 6:55 | Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2013 17:55
Siria, guerra civile: è la lotta secolare tra sciiti e sunniti

Gli ultimi 3 decapitati in Siria (foto da video Youtube)

DAMASCO – Il conflitto siriano può sembrare una guerra civile di scala regionale. Dietro questa apparenza si nasconde anche un più vasto conflitto: la lotta secolare tra le due grandi branche dell’islam, sciismo e sunnismo. La valenza religiosa del conflitto potrebbe far debordare il conflitto siriano e scatenare un terrificante effetto domino.

Il livello di barbarie raggiunto dalla violenza in Siria ha raggiunto la soglia dell’inaccettabile. Non passa settimana che non giungano notizia di massacri di civili, di uccisioni sommarie. Sempre più spesso, violenze efferate e sevizie sui cadaveri sono filmati dai combattenti. Recentemente, 60 uomini di confessione sciita sono stati uccisi da milizie armate della movenza salafita nella città di Hatla, nell’est del paese. In un video postato online, sono registrate le immagini che seguono il massacro. La voce compiaciuta di un uomo spregia i morti «apostati dell’Islam» e conclude dicendo «questo sono le carcasse degli sciiti. Ecco la loro fine».

Due anni fa, sull’onda della Primavera Araba, i siriani sono scesi in strada per una società più aperta e una maggiore democrazia. Molto presto, il governo di Bachar al-Assad ha represso nel sangue le manifestazioni pacifiche. Una parte dell’opposizione ha preso la via delle armi ed è nato un conflitto armato. La guerra civile che ne è scaturita ricalca in parte le principali fratture etniche che compongono il variegato paese meridionale.

La dinastia degli Assad – Bashar è succeduto al padre Hafez – appartiene alla minoranza alauita del paese – una setta dell’islam sciita, che rappresenta il 12% della popolazione totale. La maggior parte del paese è invece di confessione sunnita. Esistono importanti minoranze cristiane – il 10% della popolazione – e, nel nord del paese, curde – un altro 10%.

Bashar al-Assad ha fondato, come già suo padre, il suo potere sulla setta alauita che, di fatto, controlla tutte le posizioni chiavi dell’esercito e dello stato. La maggior parte dei ribelli sono di confessione sunnita. I cristiani sono in parte fedeli al regime laico al-Assad perché temono, nel caso di una vittoria dei ribelli, l’instaurazione di un regime islamista.

In questa guerra che è un mosaico di etnie, intervengono anche le principali potenze regionali. Il regime sciita iraniano – la prima teocrazia islamica dell’epoca moderna – appoggia con armi e logistica il dittatore siriano. La milizia armata libanese Hezbollah – composta dalla popolazione sciita del paese dei cedri ed addestrata alla guerriglia dal decennale conflitto con Israele – è schierata al fianco delle milizie fedeli ad al-Assad. Si stima che ci siano tra i 5000 e gli 8000 combattenti di Hezbollah in Siria.

D’altro canto, i ribelli sono appoggiati dalle tradizionali potenze sunnite della regione: l’Arabia Saudita in primis ed il Qatar, che riversano nel paese ingenti quantità di denaro, logistica ed armi. Inoltre, una parte dei ribelli è costituita da islamisti radicali legati ad al-Qaida. La Siria à diventata la nuova frontiera per gli aspiranti jihadisti di tutto il mondo.

La guerra in Siria ha un potenziale destabilizzatore su tutta la regione, ed in particolar modo sul vicino Libano – anch’esso un complesso mosaico di etnie reduci da una sanguinosa guerra civile. Inoltre, nel conflitto si gioca anche l’opposizione tra due potenze regionali, l’ultraortodossa Arabia Saudita e l’Iran teocratico. Ci sono dunque tutti gli ingredienti perché il conflitto, sempre più segnato dalle fratture religiose, infiammi tutta la regione.