Siria, a Homs strage senza fine. Times: "Piano per armare i ribelli"

Pubblicato il 10 Febbraio 2012 0:50 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2012 23:33

BEIRUT, 9 FEB – Per il sesto giorno consecutivo è continuato oggi il bombardamento delle forze governative sulla città siriana di Homs, con decine di vittime tra i civili secondo quanto riferiscono attivisti e residenti. Mentre in tutto il Paese si contano oggi non meno di 126 uccisi, secondo i Comitati locali di coordinamento dell'opposizione.

A testimoniare la crescente gravita' della situazione – definita ancora oggi dal presidente americano Barack Obama ''un atroce bagno di sangue'' – sono giunte in serata le indiscrezioni di fonti americane al Times su un piano in fase di elaborazione da parte di Stati Uniti e alleati per armare i ribelli. Indiscrezioni che si incrociano con quelle del Guardian sulla presunta presenza di reparti speciali britannici e americani al fianco degli insorti, così come quella del sito israeliano Debka su una infiltrazione sul terreno, a Homs, di consiglieri militari sia britannici sia del Qatar. A queste indiscrezioni la Russia ha reagito affermando che si tratta di informazioni ''allarmanti'', secondo il portavoce del ministero degli Esteri, Aleksandr Lukashevich.

Il ministro degli Esteri del governo transitorio libico, Ashour Bin Kayal, ha detto in un'intervista al Financial Times che gli ex ribelli contro il regime di Muammar Gheddafi vogliono "andare a combattere" al fianco dell'opposizione siriana e ha dato 72 ore di tempo ai diplomatici di Damasco per lasciare Tripoli.

Sul fronte della cronaca i comitati parlano di almeno 107 morti ad Bab Amr. L'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh), con sede a Londra, parla invece di 57 uccisi, di cui 35 nel solo quartiere di Bab Amro, il piu' colpito dai bombardamenti. Secondo la stessa fonte, 400 persone avevano gia' perso la vita fino a ieri a Homs, dopo che sabato era cominciata l'offensiva con armi pesanti delle truppe di Damasco.

Le testimonianze dei video provenienti da Homs parlano di una popolazione terrorizzata, che ha difficoltà a trovare cibo, mentre scarseggiano i medicinali per i feriti. "Non abbiamo da mangiare, cerchiamo solo di sopravvivere", ha detto alla televisione Al Jazira un attivista di Bab Amro, Omar Shaker.

Sul fronte governativo, l'Osdh ha reso noto che sette membri delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi e 12 feriti in una imboscata nei pressi di Daraa, nel sud del Paese. L'agenzia ufficiale Sana dà invece notizia dei funerali di altri sette militari e agenti uccisi da "terroristi" nella provincia di Damasco, a Homs e a Idlib.

Il regime siriano nega che le sue forze prendano di mira civili e addebita la responsabilità delle violenze appunto a "gruppi di terroristi armati". 'Terroristi' che la Sana accusa oggi anche di trafugare antichi reperti dal sito archeologico di Palmira, nota per le sue rovine greco-romane.

Intanto, mentre la Germania ha deciso l'espulsione di quattro diplomatici siriani accusati di spiare gli oppositori, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha detto che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà nei prossimi giorni per discutere la possibilità di una missione congiunta di Onu e Lega Araba. A chiederla è stato il segretario generale dell'organizzazione dei Paesi arabi, Nabil el Araby, dopo la sospensione di una missione di osservatori della Lega il 28 gennaio scorso. "Mai come ora è necessario trovare un terreno di azione comune", ha detto Ban Ki-moon.

Da parte sua, la Russia ha reagito negativamente all'idea ventilata dagli Usa di creare un gruppo internazionale di "amici della Siria". L'iniziativa è "illegittima", ha detto il portavoce Lukashevich, manifestando ancora una volta il timore di Mosca che la situazione in Siria evolva nella stessa direzione di quanto avvenuto in Libia.

La condanna del sostegno della Russia al regime di Damasco e del veto posto con la Cina ad una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu sabato scorso sarà il tema delle manifestazioni indette dall'opposizione per domani, ennesimo venerdì di proteste.