Siria, Obama avverte Assad: “Con armi chimiche interveniamo”

Pubblicato il 20 agosto 2012 22:06 | Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2012 22:35
Il presidente Usa Barack Obama

Barack Obama (Lapresse)

DAMASCO – Il presidente Usa all’attacco: per il momento gli Stati Uniti non prevedono un intervento militare in Siria, “ma l’uso di armi chimiche cambierebbe la mia strategia”. Parola di Barack Obama che chiede al presidente siriano le dimissioni definendo “improbabile un’uscita di scena morbida per Assad”. Secondo una tv russa, il fratello di Assad sarebbe morto in seguito alle ferire riportate nell’attentato del 18 luglio.

”Finora non ho dato l’ordine di intervenire militarmente – ha detto Obama – ma se ci accorgessimo del dispiegamento e dell’utilizzo di armi chimiche, ciò cambierebbe i miei calcoli … Questa è la linea rossa che non va superata”.

ANCORA BOMBE. Le forze di Damasco intanto si sono accanite su alcuni quartieri della capitale, sui suoi sobborghi e su Herak, località della regione meridionale di Daraa al confine con la Giordania. Un colpo di artiglieria dell’esercito domenica sera era finito su un’abitazione civile in territorio hascemita causando il ferimento di una bimba giordana e l’immediata protesta di Amman. Nella regione di Daraa erano state ammazzate 51 persone secondo il bilancio dei Comitati di coordinamento locale, che hanno denunciato l’uccisione di 44 persone a Herak. Qui – secondo l’agenzia ufficiale Sana – l’esercito di Damasco ha ucciso due ”pericolosi terroristi”.

Nella capitale, residenti del quartiere Qabun hanno denunciato un nuovo ”massacro” ai danni di una dozzina di civili, tra cui due bambini. I testimoni hanno filmato i corpi senza vita e immersi nel sangue, e hanno pubblicato su Internet due video, la cui autenticita’ non puo’ essere verificata in modo indipendente. Cannoneggiamenti governativi si sono registrati, sempre a Damasco, a Tadamun (sud) e a Jobar (nord) e nei sobborghi di Muaddamiya e Daraya, dove il governo afferma di essere alla ricerca di ”terroristi”.

Ad Aleppo, numerosi filmati e testimonianze documentano la presa da parte dell’Esercito libero (Esl, i ribelli) dei quartieri di Jdeide, Tilal e Maadi, a ridosso della città vecchia. Mentre la Sana riferisce di ”numerosi terroristi uccisi e arrestati” nella città più popolosa del Paese. Dove, secondo fonti non confermate, una giornalista giapponese di cui non si conoscono ancora le generalità, sarebbe rimasta gravemente ferita o, peggio, uccisa.

TURCHIA. Sul fronte diplomatico, fa discutere il progetto avanzato dal ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu di creare una ”safe zone”, una zona di sicurezza. Davutoglu ha oggi avvertito che la Turchia non potrà ospitare più di 100mila profughi siriani e che quindi c’è bisogno di trovare una luogo alternativo vicino al conflitto. Ma di questo si discuterà solo tra dieci giorni al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

ONU E LEGA ARABA. E nel giorno in cui gli ultimi osservatori Onu hanno lasciato Damasco dopo quattro mesi di fallimentare missione, a Parigi il premier Franois Hollande incontra Lakhdar Brahimi, il nuovo rappresentante speciale congiunto Onu-Lega Araba per la Siria, successore dell’inviato Kofi Annan. A Brahimi, che aveva in precedenza parlato di ”guerra civile” in Siria, ha risposto oggi Damasco, affermando che la definizione del diplomatico algerino è “contraria alla realtà” perché ”in Siria sono salafiti armati sostenuti da Paesi ben noti commettono crimini terroristici contro il popolo siriano”.

RUSSIA. Da Mosca l’accusa ai Paesi occidentali di fornire di armi i ribelli in modo massiccio. Circostanza negata dalla Francia che ha però ammesso il ruolo di Arabia Saudita e Qatar nel sostenere inviando armi fazioni dell’Esercito libero. Questo, all’indomani di indiscrezioni pubblicate dalla stampa scandalistica tedesca e da un quotidiano britannico circa l’attività di monitoraggio a distanza, in favore dei ribelli, da parte dei servizi di Berlino e Londra delle attività dell’esercito governativo siriano.

DUPLICE GIALLO SU VICE E FRATELLO DI ASSAD. E mentre rimane circondata da mistero la sorte del vice presidente siriano Faruq al Sharaa – secondo numerosi fonti agli arresti domiciliari dopo il suo tentativo di defezione – i media russi hanno oggi riferito del rientro a Damasco della salma di un alto responsabile militare siriano morto in un ospedale di Mosca. Gli osservatori hanno subito pensato a Maher al Assad, fratello del presidente Bashar al Assad e capo della Guardia repubblicana, gravemente ferito in un attentato dinamitardo a Damasco il 18 luglio scorso. Ma l’agenzia Sana ha stasera smentito la morte di questo ”alto responsabile militare” accusando alcuni media di condurre ”una guerra psicologica”.

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