Siria, quattro giornalisti italiani sequestrati dai ribelli

Pubblicato il 5 Aprile 2013 23:06 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2013 0:51
Siria, quattro giornalisti italiani sequestrati

(Foto Lapresse)

ALEPPO – Quattro giornalisti italiani sono stati sequestrati nel nord della Siria. Il ministero degli Esteri conferma il sequestro precisando di seguire ”sin dai primi momenti la vicenda”.

L’unità di crisi del Ministero si è “immediatamente attivata” ed è in contatto “con i familiari”.

I quattro rapiti sarebbero nelle mani di un gruppo ribelle. Circolano i nomi di Amedeo Ricucci (inviato Rai), di Elio Colavolpe e, Andrea Vignali (freelance) e di una giornalista italo-siriana, Susan Dabous che collaborerebbe con il Foglio.

Il Ministero degli Esteri precisa che “occorre mantenere il massimo riserbo“, sottolineando che ”l’incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta”.

I reporter sarebbero stati fermati insieme a due siriani, poi rilasciati. Stavano lavorando a un reportage sperimentale dal titolo “Silenzio, si muore” per il programma “La Storia siamo noi”. Si tratta di un primo esperimento Rai di giornalismo partecipativo. Ricucci aveva annunciato sul suo blog, alla vigilia della partenza, che con i suoi collaboratori sarebbe stato in Siria dal primo al 15 aprile, realizzando collegamenti ogni giorno via Skype con un gruppo di studenti di San Lazzaro di Savena. I ragazzi della scuola della provincia di Bologna avrebbero dovuto interagire attivamente con i giornalisti sul campo e fornire loro – grazie anche a indicazioni della redazione de ‘La Storia siamo noi’ – spunti e suggerimenti circa notizie da seguire e storie da raccontare. Ricucci e Colavolpe erano già stati assieme nei mesi scorsi per un altro reportage ad Aleppo, sempre prodotto dal canale di approfondimento Rai.

Da Antiochia, i giornalisti italiani sono entrati nella Siria controllata dai ribelli lo scorso 2 aprile nell’area di Guvecci facendo tappa, tra l’altro, all’ospedale da campo di Yamadiye, di fronte alla località turca di Yayladagi. Il programma era di rientrare ogni sera in territorio turco e, quindi, di mantenersi sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi.

Le loro tracce – secondo le prime ricostruzioni – si sono perse il 4 aprile, quando nel pomeriggio era previsto il collegamento con i ragazzi di San Lazzaro. I cellulari GSM e satellitare di Ricucci e degli altri componenti della troupe da quel momento sono stati irraggiungibili.

Venerdì mattina fonti giornalistiche siriane e straniere presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. Secondo la ricostruzione offerta da queste fonti, i reporter italiani erano stati arrestati perché avevano filmato e fotografato postazioni militari sensibili.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Fsni, Franco Siddi, che apprende gli aggiornamenti con ”molta trepidazione” mentre la Rai in nottata si è unita all’appello della Farnesina per il “massimo riserbo”.