Somalia, tensioni a Mogadiscio. Uccisi due operatori di Medici senza Frontiere

Pubblicato il 29 Dicembre 2011 22:16 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2011 22:24

NAIROBI – Due coordinatori di Medici Senza Frontiere Belgio (secondo fonti locali si tratta di un cittadino francese, l'altro un indonesiano) sono stati uccisi a Mogadiscio, nel corso di un agguato da parte di un uomo armato nel quartier generale di Msf a Km5, distretto della capitale somala.

Fonti locali hanno riferito che a sparare sarebbe stato Mohamed Nur, un ufficiale di logistica impiegato dall'organizzazione umanitaria, mentre altri riferiscono che il killer sarebbe Ahmed Salad Farey, traduttore dei due operatori di Msf. La prima vittima e' morta sul luogo dell'attentato, mentre la seconda e' deceduta in ospedale poche ore per le ferite riportate.

L'uomo ''è morto all'ospedale, mentre i medici stavano cercando di salvargli la vita'', ha affermato Dumiya Ali, vice-direttore dell'ospedale di Medina, dove era stato ricoverato.

Truppe del governo federale di transizione somalo hanno già arrestato uno dei due sospettati in attesa delle indagini. Secondo quanto riferito da testimoni vicini a Medici Senza Frontiere, l'omicidio sarebbe scaturito da alcune controversie sorte negli ultimi giorni tra alcuni operatori stranieri operanti a Mogadiscio e il personale locale. Da due giorni nella capitale somala sono in corso violenti scontri tra i militanti al Shabaab e i soldati governativi e della forza di pace Amisom nella zona di Hurwaa.

E' ancora incerto il numero delle vittime e dei feriti, ma diversi testimoni hanno riferito ai media locali di aver visto decine di corpi senza vita lungo le strade in cui si sono verificati gli scontri piu' violenti.

Da circa quattro mesi a Mogadiscio non si verificavano combattimenti tanto intensi, da quando il gruppo miliziano somalo legato ad al Qaida ha lasciato il controllo dei quartieri della capitale somala.

Da allora si erano susseguiti solo una serie di attentati che hanno provocato la morte di decine di civili e militari alleati. Il portavoce del distretto per il governo federale di transizione, Jeefana Omar, ha detto ai media che le truppe alleate hanno combattuto per sconfiggere coloro ''che non vogliono la pace del Paese'' e ha confermato che gli scontri hanno provocato diverse vittime e decine di ferite.

Intanto per le prossime settimane si attende un incremento di soldati nell'ambito della forza di pace dell'Unione Africana, Amisom. Dopo il piccolo Stato di Gibuti e la disponibilita' del Kenya di far confluire le proprie truppe nell'Amisom, anche altri due Stati, Sierra Leone e Guinea, potrebbero prendere parte attivamente alle operazioni militari in Somalia. Il vicecomandante dell'Amisom a Mogadiscio, Audace Nduwumunsi, ha dichiarato che per garantire la stabilita' del Paese sono necessari almeno 20mila soldati sul campo.