“Sono la figlia dello stilista Etro”. Donna californiana il 19 in udienza a Milano

Pubblicato il 4 Novembre 2009 18:17 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2009 18:42

Joelle Spinoso

Lo stilista Gerolamo Etro potrebbe avere una figlia segreta che ora, a 45 anni, chiede di essere riconosciuta.

Lei, Joelle Spinoso racconta che la madre a 9 anni le disse: «Tuo papà si chiama Gerolamo Etro, è uno stilista italiano. Ci siamo co­nosciuti in Francia». Joelle metabolizza la notizia e resta incuriosita ma non ha intenzione di creare problemi all’interno di un nucleo familiare: la madre, Frances Brown,  si è risposata e dal Canada si è trasferita a San Francisco. Lei porta il cognome materno: Joelle è nata il 22 luglio del 1965 all’Hôpital Américain de Paris.

Nel ’91 Joelle va in Italia in viaggio di nozze con il marito Giuseppe Spi­noso, di origini lucane: qui, Joelle legge su una rivista il nome di Etro. «L’impatto fu emotivamente forte. C’era un numero di telefono, dell’azienda. Lo composi: non avevo nulla da perdere. Chiedi di parlare con lui. Non intendevo choccarlo. Gli domandai se era stato a Parigi 27 anni prima, se cono­sceva Frances Brown. Sì, sì. Proposi di scrivergli, mi diede l’indirizzo». Da qui inizia un rapporto tra i due: lei dalla California gli manda una sua fo­to. Etro la chiama e si offre di incontrarla in occasione dell’aper­tura di una boutique a Beverly Hills.

«Trascor­remmo due giorni indi­menticabili – racconto Joelle -. In un istante compresi perché ho gli occhi che ho, perché cammino in un cer­to modo. Aveva prenotato una camera per me nel suo stesso albergo. A cena mi volle alla sua destra, mi presentò come un’amica conosciuta in Canada. C’era an­che Ippolito, uno dei figli». Quel Natale Gerolamo Etro manda gli auguri per poi sparire. È la ragazza a cer­carlo cinque anni dopo, quando si trova in difficoltà finanziarie: «Mi mandò ven­timila dollari tramite il suo legale».

Tra la fine del Duemila e l’inizio del 2001 Jo­elle gli chiede ancora aiuto: «Mi fece ave­re altri cinquantamila dollari», poi, il 2 gen­naio 2007 si fa coraggio e gli scrive che le piacerebbe essere riconosciuta. Lui ri­sponde il 22 gennaio: «Ho cercato di dar­ti una mano quando avevi bisogno di aiuto… Puoi capire che il mio imbarazzo non mi consente di continuare una corri­spondenza diretta con te». E lascia i rife­rimenti dell’avvocato.

Il 13 novembre 2007 Etro e Joelle, con i rispettivi legali, si incontrano a Mila­no, dove la donna si sottopone all’esa­me del Dna, ma lo stilista no: «Dopo un ulte­riore tentativo di trovare un accordo, ci siamo trovati costretti a fare una citazio­ne al Tribunale di Milano. Chiediamo il riconoscimento di paternità, l’esame del Dna e il risarcimento danni», spiega l’at­tuale avvocato di Joelle Spinoso, Luca Corabi.

La prossima udienza è fissata per il 19 novembre. La difesa del signor Etro ha sollevato una serie di obiezioni procedurali. Sui soldi inviati da Etro a Joel­le, ribatte: «A lui faceva piacere aiutare la figlia di una donna alla quale aveva vo­luto bene in gioventù». E conclude: «Mi sfugge il perché abbia deciso di chiedere il riconoscimento di paternità soltanto adesso, a 45 anni. Avrebbe potuto farlo a 18 anni e un giorno».

Su questo Joelle ammette: «All’inizio ero spaventata e confusa. Poi ho capito che era un mio diritto. In questi anni ho perso la grande opportunità di conosce­re mio padre, capire il suo talento, rap­portarmi con i miei quattro fratelli. Ho una figlia, Allegra, di 14 anni. È giusto che possa conoscere il nonno».

«È un deside­rio profondo e innato  quello di ricon­nettersi alle proprie radici – dice la donna-. Gli altri pen­sino ciò che vogliono». Joelle infatti giuta che avrebbe fatto lo stesso anche se Etro non fosse stato ricco e famoso.