“Stepan Bandera eroe nazionale”: l’Europa contro l’Ucraina

Pubblicato il 26 febbraio 2010 15:01 | Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2010 13:37

Una statua di Stepan Bandera nell'Ucraina occidentale

L’Europa si è schierata contro ‘l’eroe’  ucraino Stepan Bandera. Il parlamento di Bruxelles si è espresso negativamente sulla santificazione politica del leader  nazionalista ucraino che combatté contro i russi e a questo fine collaborò anche con i tedeschi, e si è appellato al neo eletto presidente  Victor Yanukovic affinché cambi la decisione.

Ci saranno state pressioni da varie parti a giustificare l’intervento europeo, ma viene spontaneo sospettare che si tratti di un gesto di grande debolezza di fronte al nuovo presidente ucraino, dichiaratamente filorusso, e ai russi stessi. Bandera infatti è uno degli uomini più invisi ai russi, al punto che il Kgb ne organizzò l’assassinio, ed era prevedibile che Vladimir Putin, zar della Russia, ex membro del Kgb e molto impegnato a restaurare la gloria della grande madre Russia, non gradisse la mossa del paese vicino ed ex suddito.

Il premier russo si è scagliato contro il premio al “nemico Bandera” , prendendosela con Yushchenko che «non solo ha offeso la Russia, ma ha sputato in faccia ai Paesi che hanno sostenuto la Rivoluzione arancione».

Tutto fa pensare a una prova di debolezza da parte degli europei occidentali, forse preoccupati di non infastidire troppo Putin e il suo ritrovato alleato ucraino: dalla Russia viene gran parte del gas che riscalda l’occidente europeo, passando per il territorio ucraino, in particolare in quella parte di Ucraina abitata da gente di sangue russo (Stalin non amava gli ucraini, ne fece morire di fame circa dodici milioni e ne deportò altri milioni sostituendoli con russi fidati soprattutto nella parte orientale, quella a più elevata concentrazione industriale). Il numero uno del colosso di gas russo Gazprom, Alexei Miller, si è detto pronto ad ascoltare le proposte dell’Ucraina per rivedere gli accordi in merito al gasdotto South Stream, in risposta alle parole dell’ormai ex presidente Yushchenko che aveva assicurato affidabilità da parte del suo paese per il transito delle forniture. Miller ha però assicurato che il progetto sostanzialmente non cambierà.

Nella regione occidentale di Lviv, dove forte è il sentimento anti russo, aveva invece la sua base elettorale Youshchenko e sempre dalla zona di Lviv (Leopoli), veniva invece Bandera. Aveva iniziato la sua carriera politica partecipando all’uccisione del ministro degli interni polacco. Leopoli e la Galizia erano state austriache per molti secoli: da quella zona vengono alcuni dei più grandi scrittori di lingua tedesca del novecento. Dalla spartizione dell’impero austro ungarico a Versailles la regione finì sotto i polacchi, vicini odiati, intolleranti, antisemiti e furono loro i primi obiettivi dei nazionalisti ucraini.

Per l’attentato Bandera era stato condannato a morte, poi se la cavò con l’ergastolo ma quando nel 1939 Hitler e Stalin si accordarono sulla spartizione della Polonia, la Galizia passò all’Unione sovietica e Bandera, che era in carcere in territorio polacco, venne liberato dai tedeschi e si mise al loro servizio, base Cracovia, da dove operava  l’Esercito insurrezionale ucraino da lui fondato. Dopo un paio d’anni alzò la testa anche contro i tedeschi, proclamando l’Ucraina repubblica indipendente nel 1941. Loro risposero portandolo in campo di concentramento in Germania. Vi rimase, dopo la guerra, facendone la base per dirigere, al servizio questa volta degli americani e da Monaco di Baviera i ribelli dell’ Esercito insurrezionale ucrainio che ai suoi ordini operavano in territorio ucraino, fino a quando, nel 1959, Kruscev ne ordinò l’esecuzione, per mano di Bohdan Stachynskyi, che venne arrestato e condannato a otto anni di carcere. Il tribunale tedesco proclamò formalmente che il mandante dell’omicidio si trovava a Mosca, al Cremlino.

Bandera era stato insignito del titolo di “eroe dell’Ucraina” nel gennaio scorso, con un decreto firmato dall’allora presidente Viktor Yushchenko, che per accentuare il distacco dell’Ucraina dalla Russia aveva riportato in auge i vecchi eroi ribelli dell’esercito, da Bandera a Mazepa, passando per Roman Shukhevich.

Strenuo oppositore dell’influenza russa in Ucraina, Yushchenko durante il suo mandato ha recuperato dagli armadi della patria i protagonisti della lotta contro i Sovietici della Seconda Guerra Mondiale: epiche battaglie delle quali, per oltre  mezzo secolo, si è sempre parlato molto poco.

La medaglia al valore a Bandera ha riacceso le lotte tra l’est e l’ovest del Paese, etnicamente e culturalmente diversi. Nei territori occidentali dell’Ucraina i cittadini sono scesi in piazza per protestare contro il titolo dato a Bandera, bruciando fotografie e immagini del neo-eroe. Il presidente in carica Viktor Yanukovich, impegnato a rafforzare i rapporti con la Russia, è in difficoltà: da un lato deve gestire le pressioni dell’Ue che spinge perché revochi il titolo al leader nazionalista, dall’altro deve cercare di non far infuriare troppo l’ovest pro-Bandera.

La decisione ha attirato le ire della comunità ebraica in Ucraina. Il leader dei nazionalisti è considerato responsabile della morte di migliaia di ebrei, un criminale senza scrupoli che da un lato combatteva i nazisti e dall’altro  collaborò con loro contro Mosca. Subito dopo la mossa nazionalista di Yushchenko il rabbino capo di Kiev, Moshe Reuven Asman, ha deciso di rifiutare per protesta alcune onorificenze delle quali era stato recentemente insignito dallo Stato ucraino.

La comunità ebraica si è sentita direttamente attaccata da una simile scelta del governo, nonostante in precedenza avesse cercato di arginare le spinte antisemite di molti nazionalisti di oggi, chiudendo 26 sedi dell’Accademia interregionale di Gestione, responsabile dell’80 per cento delle attuali pubblicazioni contro gli ebrei in Ucraina.

Meyer Brenner, capo della comunità ebraica, di Uzhgorod, una cittadina di 120 mila abitanti della Ruthenia: «Tutto ciò che vogliamo è giustizia e ordine. Gli anni della rivoluzione arancione non sono stati facili qui, ma c’è ancora la possibilità che le cose possano migliorare».

La presa di posizione di Bruxelles, invece, non è piaciuta ai nazionalisti ucraini che per bocca del deputato Andriy Parubiy hanno rivolto un appello all’Ue affinché riveda le sue recenti dichiarazioni contro il riconoscimento al loro eroe Bandera: «Chiunque conosce la storia sa bene che Bandera era in un campo di concentramento tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale e i suoi fratelli vennero fucilati dai nazisti. Gli ucraini furono i primi a fare resistenza armata contro i nazisti: nel processo di Norimberga non viene fatto alcun riferimento all’Organizzazione dei nazionalisti e all’esercito insurrezionale ucraino come sostenitori degli uomini di Hitler».