Stephen Hawking: “Se dovessi diventare un peso sceglierei eutanasia”

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2015 20:16 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2015 20:16
Stephen Hawking: "Se dovessi diventare un peso sceglierei eutanasia"

Stephen Hawking: “Se dovessi diventare un peso sceglierei eutanasia”

LONDRA – “Nel momento in cui dovessi diventare un peso per gli altri sceglierei il suicidio assistito”. A parlare è Stephen Hawking, il celebre fisico e matematico noto fra l’altro per i suoi studi sui buchi neri e sull’origine dell’universo, costretto all’immobilità da un’atrofia muscolare progressiva. Hawking vive su una sedia a rotelle e comunica col mondo attraverso un sintetizzatore vocale. Per lui l’ora finale potrebbe coincidere col giorno in cui dovesse realizzare “di non poter più dare alcun contributo al mondo o nel caso in cui il dolore fosse diventato insopportabile anche per chi mi sta accanto”. In quel caso prenderebbe in seria considerazione l’eutanasia: “Perché mantenere in vita qualcuno contro il proprio volere è l’umiliazione più grande”.

La confessione è arrivata nel corso di un intervista col giornalista e comico televisivo Dara O’Brian che andrà in onda il prossimo 15 giugno sulla Bbc One. L’illustre fisico ha però aggiunto: “Che io sia dannato se morirò prima di aver rivelato qualcosa in più sull’universo che ci circonda”. Hawking ha poi ammesso di soffrire a volte di solitudine “perché sono timido e mi è difficile parlare con le persone che non conosco e spesso la gente ha paura di parlare con me o non mi lascia il tempo di scrivere una risposta”. Più di ogni altra cosa, racconta, gli piacerebbe tornare a nuotare.

Non è la prima volta che Hawking si esprime a favore della dolce morte: in un’altra intervista sempre alla Bbc aveva sostenuto in via generica “se non lasciamo soffrire gli animali, perché dobbiamo farlo con gli esseri umani”. Mentre a luglio dello scorso anno rivelò di aver tentato il suicidio nel 1985, quando la sua malattia peggiorò drasticamente, privandolo della parola e del respiro, attività per le quali ora è vincolato all’assistenza degli ingegnosi macchinari che lo accompagnano. “Ma alla fine – ha detto – l’istinto di sopravvivenza è stato più forte”.