Strage in Afghanistan. Gli Usa smorzano la portata delle richieste di Karzai

Pubblicato il 15 Marzo 2012 20:17 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2012 20:37

NEW YORK, 15 MAR – Non cambia nulla. Le fonti ufficiali degli Stati Uniti cercano di minimizzare la portata delle richieste del presidente afghano Hamid Karzai di confinare le forze internazionali in Afghanistan nelle caserme. Anzi, suggeriscono che e' in fondo un buon segno; ma parte della stampa americana sembra pensarla diversamente, e usa invece termini come ''notevole cambiamento di prospettiva della guerra'', o parla di ''ruolo sul campo grandemente ridotto''.

Sono state necessarie diverse ore prima che ci fosse una reazione ufficiale americana, seppur a livello di portavoce, alla pubblicazione del comunicato con cui Karzai afferma che ''nessun soldato straniero dovrebbe entrare in una casa afghana e tutta l'attenzione dovrebbe essere spostata sulla ricostruzione del Paese e sull'assistenza economica''.

Nella nota Karzai ha anche detto che Kabul e' pronta ad assumere il controllo della sicurezza e ''preferiremmo che cio' avvenisse nel 2013 e non nel 2014''. Il primo a venire allo scoperto e' stato George Little, portavoce del segretario alla difesa Leon Panetta: ''C'e' un calendario per per la transizione sulla sicurezza e al momento non non ci sono motivi per ritenere che tale calendario debba essere cambiato e il presidente Karzai non ha chiesto alcun cambiamento al calendario'' nel corso del suo incontro di poche ore prima con Panetta.

E poi, per vedere il bicchiere mezzo pieno, Little ha aggiunto: ''Riteniamo che il comunicato rifletta il forte interesse del presidente Karzai affinche' ci si muova piu' velocemente possibile verso un Afghanistan pienamente indipendente e sovrano'' e questo e' anche nell'interesse degli Stati Uniti.

Altri funzionari del Pentagono, in forma anonima, hanno poi affermato cose come ''Obama e Karzai sono sulla stessa linea'' o che probabilmente il presidente afghano non intende dire che i soldati stranieri devono essere confinati da subito nelle basi.

Poi e' stata la volta del portavoce della Casa Bianca Jay Carney, che ha ribadito il programma di portare a termine la transizione entro il 2014 e che ''la politica, la strategia del presidente (degli Stati Uniti Barack Obama) e' di ridurre le forze in Afghanistan, e questo e' cio' che accade ora''.

Tuttavia, il New York Times ha ad esempio notato che la posizione assunta da Karzai assieme allo stop ai colloqui per la riconciliazione imposto dai talebani rappresentano ''due colpi'' al programma di ''un ordinato ritiro delle forze Nato dall' Afghanistan'' e che ''spostare le truppe nelle basi ridurrebbe grandemente il loro ruolo sul campo''.

A sua volta, il Wall Street Journal nota che la richiesta di Karzai rappresenta ''una mossa che cambia notevolmente la prospettiva della guerra'', e ''se accolta, di fatto mettera' fine al ruolo di combattimento delle forze Usa proprio mentre con la primavera inizia la stagione dell'annuale offensiva dei talebani''.

Alcuni analisti affermano che Karzai forse si e' mosso in tal mondo per rafforzare la sua posizione nel momento in cui negozia con gli Usa un accordo di partnership strategica. Ma, ammoniscono, potrebbe aver sbagliato i suoi calcoli.