Kabul. Lo 007 Pietro Colazzo poteva fuggire

Pubblicato il 8 Marzo 2010 13:54 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2010 13:54

Pietro Colazzo

Pietro Colazzo si sarebbe potuto salvare, invece lo 007 dell’Aise è morto nell’attentato del 26 febbraio scorso in Afghanistan. Nell’area del Park Residence di Kabul dove soggiornava da due anni, l’unico a morire è stato il numero due dell’Agenzia informazioni e sicurezza. Nella sua stanza, la numero 115, tra i vetri infranti e le macerie, restano le sue cose: del pane in cassetta, un paio di pantaloni, delle infradito nere e un vasetto di Nutella.

«Oltre a Colazzo, in quella parte dormivano un britannico, un pachistano, un neozelandese, un afghano con passaporto americano e tre italiani (registrati come diplomatici)», racconta il gestore dell’hotel Khalid Essa.

C’è chi si è lanciato fuori dalle finestre per mettersi in salvo, chi è riuscito a schivare i colpi dei terroristi. «Gli altri sono scappati da quel tetto -prosegue-. Basta un salto e da lì si passa nel cantiere del palazzo in costruzione a fianco. Avrebbe potuto fuggire anche lui. Non capisco perché non l’abbia fatto».

Quando gli assalitori lo hanno ucciso Colazzo molto probabilmente era accovacciato sotto la finestra, era al telefono e stava passando informazioni alle forze di sicurezza afghane. È stato colpito alle spalle: un proiettile lo ha raggiunto alla gamba destra, ma quello mortale gli ha perforato il colon. Nelle camere accanto a quella della 007 i terroristi hanno lanciato anche delle granate, il pavimento mostra ancora i segni.

«Colazzo è stato un eroe. Al cellulare, ci ha fornito informazioni precise e grazie a lui siamo stati in grado di portare al sicuro altri quattro italiani. È stato ucciso dai terroristi, quando hanno capito che ci stava aiutando», aveva detto dopo l’attentato Abdul Rahman, capo della polizia a Kabul, parlando di quattro italiani invece di tre come riferito dal gestore dell’hotel.

Il Park Residence ospitava soprattutto indiani, medici e volontari che prestano servizio all’ospedale Indira Gandhi e funzionari dell’ambasciata. New Delhi sospetta di essere stato l’obiettivo dei terroristi, per ora i servizi segreti afghani hanno accusato il gruppo pachistano responsabile degli attentati di Mumbai del 2008, il Lashkar-i-Taiba.