Milionario “stanco” della moglie: la fa uccidere un mese dopo le nozze. Il Sudafrica blocca l’uscita su cauzione

Pubblicato il 9 Dicembre 2010 15:12 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2010 15:15

Luna di miele in Sudafrica, cenetta in un ristorantino di lusso e poi uxoricidio. A commissionare l’omicidio della moglie, secondo la polizia sudafricana, infatti, sarebbe stato Shrien Dewani, milionario indiano già stanco, dopo appena  un mese di matrimonio, della compagnia di Anni (svedese originaria dell’India, conosciuta solo 15 mesi prima e sposata a fine ottobre a Mumbai).

Dewani è stato arrestato: inizialmente il giudice distrettuale Howard Riddle, che presiede la City of Westminster Magistrates ‘Court, aveva disposto per lui l’uscita su cauzione per 250 mila sterline, ma la decisione è stata revocata dopo la protesta delle autorità sudafricane.

Ben Watson, il legale che rappresenta il Sudafrica, ha ribattuto invece che il signor Dewani aveva accesso a grandi quantità di denaro ed era un viaggiatore esperto e che è meglio che resti in carcere perché potrebbe fuggire.

Per eseguire l’omicidio il milionario, sempre secondo l’accusa, si sarebbe servito di un tassista, Zola Tongo, già condannato a 18 anni di carcere. Tongo, a sua volta, avrebbe contattato due sicari che, simulando una rapina, hanno ucciso la donna con un colpo di pistola alla testa. Dewani aveva chiesto al tassista di trovare una persona disposta a uccidere sua moglie, offrendo in cambio 50.000 rand (circa 7.000 dollari), ma pagandone solo 1.000 (circa 145 dollari). Il tassista è già stato condannato a 18 anni di prigione e altre due persone sono incriminate per complicità nel sequestro e nell’omicidio.

Il racconto del tassista riportato dal Corriere della Sera, è però agghiacciante: “La sera sono andato a prendere i Dewani in hotel per far fare loro un tour della città e portarli al ristorante e prima di entrare nel ristorante il signor Dewani mi chiese cosa stava succedendo e mi disse che voleva che il “lavoro” fosse fatto quella notte stessa. E così, non appena i due killer mi avvisarono di essere pronti, portai la coppia nel posto prestabilito per l’agguato, un incrocio nella zona povera di Gugulethu: qui gli uomini armati si avvicinarono al taxi fermo e ordinarono ai Dewani di sdraiarsi sul sedile posteriore, mentre Qwabe si metteva al volante, guidando fino alla caserma di polizia di Gugulethu, dove mi hanno fatto scendere. Sapevo che Mngeni e Qwabe non avrebbero fatto del male al signor Dewani e che lo avrebbero scaricato dall’auto poco dopo, ma sapevo anche che la donna sarebbe stata rapita, rapinata e uccisa dai due”.

Il milionario, attraverso il suo portavoce Max Clifford, ha negato ogni addebito  e parla di “accuse sono totalmente ridicole e davvero dolorose per un uomo che è in lutto per la perdita della donna che amava, la sua compagna di vita. La polizia sudafricana non ha mai cercato di parlare con Shrien riguardo queste accuse. Sono state invece spese due settimane per negoziare questa confessione con l’autista di taxi, mentre gli altri due accusati hanno denunciato torture e confessioni false”.

Clare Montgomery, l’avvocato che rappresenta Dewani ha liquidato le accuse dicendo che provengono da uomini con “niente da perdere e tutto da guadagnare”. Per lei è improbabile, come ha sostenuto Tongo, che un omicidio potesse essere organizzato in un’ora e mezzo un viaggio in taxi dall’aeroporto ad un hotel. “Si tratta di un lasso di tempo troppo breve per reclutare un tassista. E ‘improbabile che il mio cliente sia colpevole”.

Potrebbero esserci altri interessi dietro questo omicidio consumato nella comunità di origini indiane e molto ricca durante la luna di miele sudafricana. Il caso ha attirato l’attenzione dei media in Gran Bretagna e in Sudafrica dove i reati violenti sono tanti, ma gli attacchi agli stranieri sono piuttosto rari, secondo quanto scrive l’Associated Press.

A metà del XIX secolo numerosi lavoratori indiani delle attuali regioni del Tamil Nadu, Andhra Pradesh, Uttar Pradesh e Bihar, vennero trasferiti dall’Impero britannico che allora controllava le colonie del Natal e del Capo. Vennero impiegati nell’agricoltura e nelle costruzioni. Qualche decennio più tardi si verificò un’ulteriore ondata migratoria proveniente dal Gujarat: questa volta arrivarono commercianti indiani.

Come ricorda la Società missioni africane benché in misura minore rispetto ai neri sudafricani, anche la comunità indiana ha subito discriminazioni razziali durante il regime di apartheid. Si spiega così il ruolo rilevante che il South African Indian Congress (SAIC) ha avuto a livello politico nel corso delle numerose battaglie per la democrazia, avviate insieme all’African National Congress e alle altre organizzazioni impegnate per far cadere il regime razzista.