Sulawesi, dopo il terremoto e lo tsunami ora l’eruzione del vulcano Soputan

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2018 10:28 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2018 10:29
Sulawesi, dopo il terremoto e lo tsunami ora l'eruzione del vulcano Soputan

Sulawesi, dopo il terremoto e lo tsunami ora l’eruzione del vulcano Soputan

PALU, INDONESIA – L’isola indonesiana di Sulawesi, già colpita da un violento terremoto e da uno tsunami la settimana scorsa, è stata scossa questa mattina, mercoledì 3 ottobre, dall’eruzione del vulcano Soputan nella provincia di Sulawesi del Nord.

L’eruzione ha formato una colonna di fumo e cenere che ha raggiunto un’altezza di circa 6.000 metri. Le autorità hanno consigliato alla popolazione di evitare un’area fino a 6,5 chilometri a sudovest del vulcano ed hanno avvisato i controllori del traffico aereo dei rischi legati alle nubi di cenere.

Intanto si aggrava ancora il tragico bilancio del terremoto e dello tsunami in Indonesia: il numero delle vittime è salito a 1.407 morti accertati, secondo il nuovo aggiornamento dell’agenzia di protezione civile indonesiana.

Continuano a scarseggiare i servizi essenziali e gli aiuti umanitari. La crescente disperazione dei residenti è evidente: con 66 mila edifici crollati e intere aree non ancora raggiunte dai soccorritori, a Palu si moltiplicano i saccheggi dei negozi ancora in piedi, tra una crescente tensione tra la polizia e i residenti.

Il carburante in città è agli sgoccioli, la rete elettrica è ancora a singhiozzo, e l’azienda petrolifera nazionale Pertamina ha inviato navi-cisterna per i rifornimenti. Code di centinaia di metri sotto il sole cocente si formano per gli approvvigionamenti dei beni più necessari.

E dal fango e le macerie iniziano a emergere anche storie drammatiche. Come quella di una sorta di oratorio accanto una chiesa, in un villaggio vicino Palu, da cui sono stati estratti 34 corpi di ragazzini che stavano facendo catechismo. E altri 52 risultano dispersi. La cattiva gestione dell’emergenza da parte delle autorità indonesiane, che solo ieri hanno chiesto espressamente l’assistenza internazionale, esaspera i residenti. Intervistati dalle tv locali, in molti lamentano l’assenza di aiuti e la priorità data ai grandi edifici di Palu, come alcuni hotel crollati e il principale centro commerciale. Tale frustrazione e la mancanza di viveri sono un problema anche per la sicurezza dei convogli umanitari, che vengono ormai scortati dall’esercito e dalla polizia dopo che alcuni di essi sono stati minacciati da uomini armati. Da ieri, è stato segnalato che oltre 5mila di persone hanno assediato l’aeroporto di Palu – parzialmente riaperto – nella speranza di poter lasciare la città a bordo degli Hercules dell’esercito. Tali aerei sono utilizzati per evacuare i feriti con urgente necessità di cure mediche.