“Troppo Sister Act”: Vaticano contro le suore Usa. Non sono contro aborti e gay

Pubblicato il 10 agosto 2012 12:12 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2012 14:53

NEW YORK  – Troppo Sister Act per i gusti di Roma: cantano, ballano, sono impegnate nel sociale e hanno posizioni liberal sui temi etici. Le suore americane, tacciate di “femminismo” dal Vaticano, si sono riunite a conclave a St. Louis, Missouri, in una tre giorni durante la quale decideranno se piegarsi o meno ai diktat di Roma. The Leadership Conference of Women Religious, fondata nel 1956 con il consenso della Santa Sede, rappresenta circa l’80% delle 57 mila suore statunitensi. Sono oltre 900 le sorelle che parteciperanno all’incontro del più grande gruppo di suore cattoliche americane. All’ordine del giorno la querelle che si trascina da mesi, con la “Congregazione per la dottrina della fede” che le ha accusate di non opporsi abbastanza alla contraccezione e ai matrimoni gay, così come di non impegnarsi con sufficiente determinazione contro l’aborto, perché le loro energie erano concentrate nell’aiuto ai poveri.

Ma le suore non si sono lasciate intimorire, forti del sostegno di molti fedeli che hanno imparato ad apprezzarle come infermiere negli ospedali, insegnanti nelle scuole cattoliche e amministratrici di parrocchie. Anzi,alcune di loro, temerarie, hanno dato vita a un tour “Nuns on the bus” per spiegare on the road le ragioni della loro ribellione. Ora al culmine della polemica il Vaticano ha lanciato un ultimatum: tornate su una linea più aderente alla dottrina della Chiesa e accettate il controllo di tre vescovi.

Ecco perché, da martedì sera, si sono ritrovate in un albergo di Saint Louis, per decidere cosa fare. Ma non sono sole: per loro è arrivata la solidarietà dell’ordine francescano d’America e a Saint Louis sono state accolte da un caldo benvenuto del vescovo della città. E anche Timothy Dolan, cardinale di New York nonché presidente della Conferenza dei vescovi Usa, considerato un duro negli ambienti ecclesiastici, si è sbilanciato con un: “Noi cattolici amiamo le nostre sorelle”.

La risposta delle sorelle è attesa per venerdì sera ma, a giudicare dai presupposti, non ci dovrebbero essere gesti irreparabili di rottura. Non abbasseranno la testa, ma è necessario evitare gli strappi in un periodo in cui la gerarchia ecclesiastica Usa, scossa dagli scandali dei preti pedofili, deve fronteggiare una crisi d’immagine.

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