Svezia, cerchio di 60 m in fondo al mare. Tappo roccioso o trappola sottomarina?

Pubblicato il 6 agosto 2012 9:24 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2012 9:28

Golfo di Botnia, Carta geograficaSTOCCOLMA – Sul fondo del Golfo di Botnia, fra la Svezia e la Finlandia, a 87 metri di profondità giace un’enorme formazione circolare: 60 metri di diametro e 188 di circonferenza impossibili da avvicinare. Il misterioso cerchio ha risvegliato l’interesse di esperti, astronomi, biologi e avventurieri. Secondo alcuni potrebbe trattarsi di un tappo roccioso di un enorme giacimento di metano risalente all’era glaciale, altri invece ritengono si tratti di un meteorite. Ma l’intensa attività magnetica accredita maggiormente l’ipotesi sostenuta dall’ex contrammiraglio della marina svedese Anders Autelius, secondo il quale si tratterebbe di uno sbarramento costruito dai tedeschi negli anni quaranta per impedire il transito di sottomarini russi nel Golfo di Botnia. Autelius, che ha una lunga esperienza in fatto di “trappole” sottomarine, avendone egli stesso diretto i lavori per anni, spiega: “Si gettava una base circolare di cemento e come si può vedere dai fori rimasti nella costruzione ora scoperta, vi si attaccavano dei ganci i quali sostenevano enormi reti circolari tenute tese da grandi boe superficiali”. Tutto sebrerebbe combaciare dunque, ma non sembrerebbero soddisfatti quelli che arrivano a scomodare scenari fantascientifici ipotizzando un veicolo spaziale. Complice pure la forma circolare.

La scoperta del “relitto” si deve a due sommozzatori svedesi, Dennis Aasberg e Peter Lindberg, che nella primavera del 2011 perlustrando con la loro videocamera subacquea il fondo sottomarino al largo dell’isola di Aaland, si imbatterono nel cerchio misterioso. Per ben tre volte nel momento in cui tentavano un’immersione per perlustrare lo strano oggetto, le apparecchiature di bordo andavano in tilt: i radar, i telefoni cellulari, la sonda satellitare  e la radio di bordo smettevano inspiegabilmente di funzionare. Ma i due non si sono arresi e la settimana scorsa sono tornati sul luogo della scoperta, anche se con scarsi risultati.