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Svizzera, se dici “porco straniero” e “sporco profugo” non è reato razzista

Svizzera, se dici "porco straniero" e "sporco profugo" non è reato razzista

Svizzera, se dici “porco straniero” e “sporco profugo” non è reato razzista

GINEVRA – In Svizzera, se dici  “Sauausländer” (porco straniero) o “Dreckasylant” (sporco profugo) a un immigrato, non commetti discriminazione. Ingiurie, quello sì, ma che non configurano il reato di discriminazione razziale ai sensi del codice penale. Lo ha stabilito il Tribunale federale, massima istanza giudiziaria in Svizzera, in una decisione resa nota il 21 febbraio.

Se poi a dire certe frasi è un poliziotto è pure meno grave. I giudici erano infatti chiamati a pronunciarsi sul caso di un poliziotto che nell’aprile 2007 aveva fermato un richiedente asilo algerino al salone internazionale dell’orologeria e della gioielleria di Basilea, sospettandolo di borseggio. Mentre gli metteva le manette lo aveva apostrofato con gli epiteti “Sauausländer” e “Dreckasylant”.

In prima istanza, la giustizia di Basilea ha condannato il poliziotto con l’accusa di discriminazione razziale infliggendogli una pena pecuniaria con la condizionale. Ma l’agente ha fatto ricorso. La sanzione è stata annullata in ultima istanza.

Secondo l’Alta Corte le esternazioni del poliziotto non sono da considerare in rapporto a una determinata razza, etnia o religione come esige il relativo articolo del codice penale che punisce la discriminazione razziale: i termini “straniero” o “richiedente asilo” possono riferirsi a persone di origini e religioni del tutto diverse.

Inoltre, secondo i massimi giudici, gli stessi insulti non possono essere considerati una discriminazione razziale neppure se riferiti a una precisa nazionalità o etnia. Nell’area linguistica tedescofona, epiteti contenenti le parole “Sau” e “Dreck” sono da molto tempo ampiamente utilizzati come “manifestazione di malumore” e sono sentiti come ingiurie, ma non come attacco alla dignità umana.

Per la Corte, gli insulti proferiti dal poliziotto nell’esercizio delle sue funzioni sono fuori posto e inaccettabili, ma non vanno oltre il reato di ingiuria. La Commissione federale contro il razzismo ha reagito dicendosi preoccupata per il fatto che il Tribunale federale ritenga non discriminatori i suddetti insulti se riferiti non solo a una singola nazionalità, ma anche a un’etnia. .

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