Talebani di Nigeria: giovani e disillusi. La denuncia dei giornalisti: i segnali dell’attacco c’erano, ha fallito l’intelligence

Emiliano Condò
Pubblicato il 28 Luglio 2009 17:24 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2009 17:24

nigeriaHanno seminato il terrore in Nigeria uccidendo oltre 150 persone. E sono sbucati, almeno apparentemente, dal nulla. Perchè, prima degli attacchi del 26 e 27 luglio, dei “talebani di Nigeria” si conosceva a malapena l’esistenza, almeno fuori dai confini dello stato africano.

Ma chi sono questi taliban? Una cosa è certa, loro non si chiamano così. Anzi, l’organizzazione terroristica non ha neppure un nome. E non sembra avere nessun punto di contatto con gli estremisti afghani.

In Nigeria li chiamano Boko Haram, che significa letteralmente :«L’educazione occidentale è peccato». Ma, talebani o meno, hanno un progetto politico chiarissmo: rovesciare il governo di Abuja e instaurare una severissima legge islamica che metta al bando ogni possibile contaminazione con modelli occidentali.

Mohammed Yusuf, leader di questi aspiranti talebani, in un’intervista alla Bbc, spiega il suo punto di vista: «La vostra educazione è un’offesa a Dio. È piena di riferimenti contrari all’islam». Come il fatto che il mondo sia un prodotto del raffreddamento del sole. La sola spiegazione accettabile, e quindi trasmissibile, per Yusuf, è che l’universo sia una creazione di Dio. Per questo «va proibito anche l’insegnamento della teoria darwinista».

Yusuf, circa trentacinque anni, è descritto come istruito e benestante. Gira a bordo di una Mercedes e recluta i suoi taliban nell’ampia fascia di  giovani delusi e privi di prospettive. Anche e soprattutto tra i laureati che non trovano sbocchi professionali.

Questo spiegherebbe, almeno secondo il giornalista Amenu Abu Bakka dell’Afp, il motivo per cui la risposta del governo ai terroristi è stata troppo morbida: «Tra i boko Haram è pieno di figli di ricchi e di dirigenti. Non li stroncano perchè temono la risposta dei loro genitori».

In Nigeria, però, qualche segnale del pericolo c’era stato: per Mannir Dan Ali, giornalista, si è trattato di un fallimento dell’intelligence locale che non ha saputo intuire i rischi della situazione.