Tamponi anali per chi arriva in Cina, il Giappone protesta: “La procedura provoca grande dolore psicologico ai nostri cittadini”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 7 Marzo 2021 13:00 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2021 9:11
Giappone contro la Cina per i tamponi anali

Giappone contro la Cina per i tamponi anali: “La procedura provoca grande dolore psicologico ai nostri cittadini” (foto ANSA)

Nonostante le crescenti proteste internazionali la Cina ha ampliato l’uso di tamponi anali per lo screening del Covid-19. Chiunque arrivi dall’estero a Pechino dovrà sottoporsi alla procedura.  

Un membro dello staff di un dipartimento di controllo delle epidemie di Pechino ha annunciato ai media statali cinesi che a tutti gli arrivi internazionali nella capitale potrebbe essere ordinato di sottoporsi al test eseguito da personale sanitario, sebbene non siano obbligatori per tutti.  

A Shanghai, ad esempio, i viaggiatori provenienti da regioni ad alto rischio e coloro che arrivano su aerei con almeno cinque casi positivi devono sostenere una serie completa di test, compresi i tamponi anali.

Tamponi anali per chi arriva in Cina, alcuni paesi protestano

Gli Stati Uniti, il Giappone, la Corea del Sud e la Germania hanno espresso preoccupazione per i test, sebbene la Cina abbia già smentito in passato di aver chiesto anche a diplomatici Usa di sottoporsi al tampone anale.

Il Giappone in particolare ha chiesto uno stop alla procedura per i giapponesi che arrivano in Cina. Il segretario del governo giapponese Katsunobu Kato ha affermato: “Essere sottoposti a tamponi anali provoca nei nostri cittadini una grande sofferenza psicologica”.

Nel corso di una conferenza stampa, Kato ha aggiunto di non aver ricevuto da Pechino alcuna risposta in merito e ha precisato che continuerà a insistere sulla richiesta fin quando la procedura non sarà interrotta.

“Alcuni giapponesi hanno riferito alla nostra ambasciata in Cina di essere stati sottoposti a tamponi anali, il che ha provocato una grande sofferenza psicologica”.  

La metodologia è stata adottata da Pechino da circa un mese, ed è unanimemente accettata anche se in Europa è a discrezione degli stati poiché le tracce del coronavirus rimarrebbero più a lungo nel canale rettale.