Terremoto Cile. Lo tsunami arriva alle Hawaii, ma le onde sono deboli

Pubblicato il 28 Febbraio 2010 8:31 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2010 8:31

Le Hawaii hanno temuto il peggio, dopo il terremoto in Cile, ma le prime onde anomale dello tsunami che hanno raggiunto l’arcipelago poco prima di mezzogiorno, intorno alle 23.00 in Italia, erano deboli e, almeno a prima vista, non hanno provocato danni. Uno degli esperti del Pacific Tsunami Warning Center, il centro di sorveglianza di Honolulu, Gerard Fryer, ha riconosciuto volentieri che le prime onde erano decisamente meno forti del previsto, ma non ha voluto revocare immediatamente l’allarme dato che le onde continuavano a girare attorno alle isole.

Fryer ha definito l’errore di valutazione «una buona notizia», dicendosi convinto che le onde, molto indebolite, non faranno danni a Guam, sempre nel Pacifico, e neppure in Giappone. «Sono sicuro che le autorità giapponesi lanceranno un allarme di basso livello», ha predetto l’esperto. Svegliati dalle sirene alle 6 del mattino locali, poco prima dell’alba, gli abitanti dell’arcipelago delle Hawaii, nel bel mezzo del Pacifico, si sono immediatamente preparati all’allarme tsunami, con il timore che onde di oltre due metri di altezza potessero investire aree popolose come Hilo, sull’isola di Hawaii (quella più a sud), o Kahului, a Maui, l’isola centrale.

A Washington il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha parlato con la presidente cilena, Michelle Bachelet, ha detto che gli Usa sono pronti a intervenire se il Cile lo chiederà. Obama, nato alle Hawaii dove ha vissuto per anni, ha seguito la situazione minuto per minuto, visti i timori per l’arcipelago. Ci sono infatti dei precedenti: lo tsunami del 1946 provocò 159 morti; quello del 1960, causato come oggi proprio da un terremoto in Cile, fece 61 vittime.

Le tv locali, come la Khnl, affiliata alla Nbc, hanno dedicato tutte le loro trasmissioni in diretta all’allarme tsunami, chiedendo in particolare al pubblico di allontanarsi dalle coste e di fare provviste in caso di emergenza. I grandi magazzini locali, come la maggior parte di quelli della catena Costco, hanno aperto i battenti all’alba, per essere in grado di offrire i beni di prima necessità: acqua, riso e carta igienica. File ordinate hanno iniziato a formarsi nelle stazioni di servizio sin dalla prima mattina, mentre le autorità esortavano gli abitanti delle aree a rischio a preparasi a evacuare le case per recarsi nei rifugi, con alimenti per 5-7 giorni.