Terremoto Cile. Centinaia le vittime, arriva anche la scossa numero 110

Pubblicato il 27 Febbraio 2010 7:55 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2010 19:55

La terra continua a tremare in Cile. Una nuova scossa di terremoto ha colpito il centro del Cile alle 11.25 del 28 febbraio (ora italiana). La scossa ha raggiunto i 6,2 gradi di magnitudo, secondo quanto ha misurato il Servizio geologico americano. E il bilancio delle vittime si aggrava ora dopo ora. Secondo quanto riportato dalla Protezione Civile cilena i morti accertati sono 708.

L’epicentro è stato localizzato nella regione di Libertador ÒHiggins, 145 chilometri a sud di Santiago, molto più a nord, e vicina alla capitale, quindi di quella che ha colpito ieri il Paese.

Ma è a Conception, che la situazione è ancora grave. L’ultimo sisma ha provocato nuovi crolli, mentre sono iniziati i saccheggi. Il sindaco della città cilena ha inoltre confermato che sono un centinaio le persone rimaste sepolte sotto le macerie di un condominio di 14 piani crollato in seguito alla scossa di terremoto di ieri mattina. Van Rysselberghe ha precisato che i soccorritori stanno lottando contro il tempo per trarre in salvo i sopravvissuti.

Il Cile è in ginocchio dalla prima violenta scossa del 27 febbraio, 8.8 della scala Richter, ne sono susseguite altre 109 in poco più di 24 ore.

La prima fortissima scossa, durata più di un minuto, ha fatto crollare alcuni edifici della capitale, dove la gente si è riversata in strada, provocando il blocco dell’energia elettrica in tutto il paese. L’aeroporto della capitale, Santiago, resterà chiuso per le prossime 72 ore. Restano pertanto difficili le comunicazioni.

L’epicentro della violentissima scossa è stato localizzato 117 chilometri a nord nord-est di Concepcion, la città cilena più popolosa, e a  99 chilometri a ovest sud-ovest di Talca, a una profondità di 55 chilometri.

I quartieri storici di Santiago del Cile sono stati ridotti ad un cumulo di macerie. Il centro della capitale cilena è coperto da nuvole di polvere e le strade sono piene di macerie, cadute dalle facciate dei palazzi che testimoniavano il grande sviluppo del Paese agli inizi del ventesimo secolo. «Ho sentito il terremoto, sono andata a prendere mio figlio e sono uscita, prima che parte della mia casa crollasse», ha dichiarato un’abitante di viale Matta, una delle più antiche vie di Santiago. Le crepe sui muri e i tetti pericolanti mostrano l’intensità del sisma che ha colpito la maggior parte del Cile.

Dopo la prima scosa, la terra in Cile ha tremato ben altre 71 volte. L’ultima scossa questa notte è stata di magnitudo 5,2 Richter a 95 km a sudovest della capitale Santiago. L’epicentro del nuovo sisma, nella stima preliminare, è stato localizzato a 35 km di profondità. Le 71 scosse di assestamento registrate dall’Usgs, dopo quella di 8,8 della notte scorsa, sono state tutte superiori alla magnitudo 4,0, con un massimo di 6,9.

Ma l’inferno non è ancora finito sulle coste del Pacifico. E’ scattato subito l’allarme nell’intero Oceano Pacifico, dal Centroamerica fino alla Polinesia. Dopo che una prima gigantesca ondata si è abbattuta provocando danni sull’isola di Juan Fernandez, al largo di Valparaiso, sulla costa si è scatenato il terrore.

Lo tsunami è da sempre un incubo per i cileni che vivono lungo la costa dell’Oceano Pacifico (una delle zone a rischio sismico più elevato al mondo). La paura ha messo in moto decine di migliaia di persone, in fuga verso l’interno. Per molte ore, al buio, un’angoscia collettiva ha accompagnato chi fuggiva e chi rimaneva ad aggirarsi nella città devastata. L’allarme si è poi esteso dal Sudamerica fino all’Alaska, al Canada e al Giappone. Paura per l’isola di Pasqua, raggiunta poi – fortunatamente – da un’onda di trenta centimetri. Altre onde hanno colpito l’isola Robinson Crusoe, l’unica abitata dell’arcipelago. Un gruppo di archeologi francesi al lavoro sull’isola risulta al momento disperso. Sulla costa si è abbattuta un’onda tsunami alta oltre due metri.

Ad essere colpito è stato anche il porto cileno di Talcahuano, dove l’onda anomala ha trascinato barche e pescherecci sulla terraferma danneggiando le strutture portuali. La paura è andata affievolendosi solo verso l’alba, anche se l’allarme non è cessato. Intorno alle 22 italiane lo tsunami ha raggiunto le Hawaii, ma decisamente depotenziato: è stato registrato un rafforzamento nell’andamento delle onde e una variazione nella marea, oltre a un diverso colore del mare. L’acqua ha cominciato a ritirarsi nella Hilo Bay ed è iniziato l’impatto delle onde. Ma dopo poche ore l’allarme è stato revocato.

Come previsto Lo tsunami ha anche raggiunto le isole principali del Giappone, a partire come atteso da Hokkaido, dove a Nemuro si è registrata un’onda di 30 centimetri. Lo tsunami, nella sua veste più dirompente, è atteso sulla costa del Pacifico della prefettura di Aomori, e sulla costa delle prefetture di Iwate e Miyagi (tutte a nord di Tokyo), in base alle previsioni della Jma che ha ufficialmente lanciato l’allarme tsunami di «3 metri o addirittura oltre», per la prima volta dal 1993 e per la quarta dal 1952. Il premier nipponico Yukio Hatoyama, ha invitato «a tenere alta la vigilanza. La disattenzione potrebbe essere il peggior nemico. In passato, anche se le onde non sono state così grandi vi sono stati danni», ha affermato.

Già dalle prime ore dell’alba la Farnesina ha avviato contatti con l’ambasciata e con le autorità locali per verificare la situazione degli italiani dopo il terremoto. Nel Paese vivono 40mila connazionali se si tiene conto di chi ha il doppio passaporto, ma si stima che siano quasi 800mila i residenti con origini italiane. L’ambasciata italiana a Santiago, in costante contatto con l’Unità di crisi, è pronta a inviare un proprio funzionario sul posto per conoscere l’entità dei danni provocati dal sisma e la sorte degli italiani, circa 500, che risultano residenti nella città di Concepcion.