Terremoto, l’Iran continua a tremare. 300 morti, oltre 5.000 feriti

Pubblicato il 12 agosto 2012 20:28 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2012 20:33

TEHERAN  – Ancora scosse e tanta paura, mentre continua a salire il numero delle vittime del terremoto che ha colpito sabato 11 agosto l’Iran: i morti sono ormai 300.

Gli ospedali sono strapieni, si contano almeno 5.000 feriti, la Mezzaluna Rossa riferisce di ”oltre mille villaggi colpiti” e di ”16 mila persone che stanno ricevendo aiuti”.

La situazione è drammatica, mentre si lotta contro il tempo per aiutare i superstiti del sisma. In un messaggio al collega iraniano Ali Akbar Salehi, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si dice ”vicino e solidale” alle popolazioni e auspica una ”piena ripresa delle aree colpite”.

Gli Stati Uniti parlano di tragedia e si dicono ”pronti a offrire assistenza in questo momento diffcile”. Anche il Papa ha lanciato un appello alla solidarietà ai terremotati nel corso dell’Angelus.

Dopo le due potenti scosse di sabato nella provincia di Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran, anche domenica la terra è tornata a tremare con una nuova forte replica di magnitudo 5.1 seguita da almeno una quarantina di scosse di assestamento.

Il ministro dell’Interno Mostapha Mohammad Najar, che è andato nei luoghi della tragedia su ordine del presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha annunciato che le operazioni di salvataggio sono terminate e che ora la priorità è ”assicurare un riparo e cibo ai superstiti”.

Secondo il ministro, 4.329 tende, 10 mila coperte e 18 mila confezioni di alimenti sono state già consegnate. Tuttavia sono migliaia le persone ancora nelle strade o in tendopoli di fortuna, terrorizzate. ”Ho visto persone che non avevano più una casa – racconta Tahir Sadati, fotografo locale – La gente ha bisogno di aiuto, vestiti caldi, tende, coperte e pane”.

I danni peggiori e il maggior numero di vittime si registrano nei piccoli villaggi rurali vicino a Ahar, Varzaghan e Harees, nei pressi della città universitaria di Tabriz, riferiscono le agenzie iraniane.

”Nessuno conosce ancora cosa sia accaduto alla moglie e alle due figlie piccole di mio cugino, che è morto”, afferma un abitante di Tabriz, Ahmad, che teme che i soccorsi non arrivino in tempo per salvarle, nel caso siano ancora vive.

La maggior parte degli uomini, in questa regione dell’Iran, lavora quotidianamente nei campi mentre le donne restano nelle abitazioni, e ciò spiega il perché la maggior parte delle vittime sono proprio donne e bambini.

La situazione è anche complicata dal fatto che molti paesi sono difficili da raggiungere, ma la situazione non è delle migliori neanche negli ospedali dove si registrano lunghe file di persone che attendono di essere curate nei pronto soccorso. La corsa contro il tempo continua.

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