Isis. Manuale del piccolo jihadista: no tv, armi giocattolo, fiabe di guerra

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2015 11:18 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2015 11:30
Terrorismo. Manuale del piccolo jihadista: no tv, armi giocattolo, fiabe di guerra

Terrorismo. Manuale del piccolo jihadista: no tv, armi giocattolo, fiabe di guerra

ROMA – Terrorismo Isis. Come si educa e si addestrano i figli della jihad: no tv, armi giocattolo, fiabe di guerra. Non fargli guardare la tv, addestralo fin dalla tenera età con armi giocattolo, inizialo alle arti marziali, raccontagli favole che narrino le gesta dei mujjhadeen in battaglia. Dietro le agghiaccianti immagini del bambino di 10 anni figlio di terrorista ceceno che esegue personalmente la condanna a morte di due prigionieri russi con un colpo di pistola alla nuca, c’è un manuale di consigli pratici per la donna jihadista.

L’educazione dei figli al jihad fa parte del corredo formativo: meglio iniziare da subito, anche a due anni, affinché coltivi precocemente sentimenti guerreschi, non abbia di timore di nulla se non di Allah, non sia colto da scrupoli morali quando servirà il suo contributo. Giacché, stando a un’interpretazione ortodossa ( e decontestualizzata) delle parole del Profeta riferite dal Corano, onta e umiliazione della Ummah islamica (la nazione musulmana) discendono dall’amore per la vita (la bassa esistenza materiale) e l’odio per la morte (l’orizzonte spirituale del buon musulmano).

Ciò che la jihad si aspetta dalle donne è riassunto in un manuale, “Sister’s role in jihad” (qui il testo integrale in inglese), lo stesso trovato in casa di Runa Khan, una donna di Luton, Inghilterra, madre di sei figli, e che le è costato una condanna a 5 anni per istigazione al terrorismo tramite Facebook. Su L’Espresso, Daniele Castellani Perelli cita qualcuno dei suggerimenti pedagogici del perfetto jihadista in erba, il primo approccio dell’indottrinamento al culto della morte.

«Racconta loro storie della buonanotte che parlino dei martiri e dei mujahideen. Sottolinea che non devono colpire i musulmani, anzi perdonarli, e che devono esprimere la loro rabbia sui nemici di Allah che combattono contro i musulmani. Magari crea un surrogato di nemico, ad esempio un sacco da colpire, e incoraggia i bambini, specialmente i maschi, a usarlo, a costruire la propria forza così come a imparare a controllarsi e a saper dirigere la propria rabbia».

E per quanto riguarda lo svago? «Elimina se puoi completamente la tv, che perlopiù insegna cose senza vergogna, anarchia e violenza casuale. Inoltre la tv instilla pigrizia e passività, e contribuisce a un abbandono mentale e fisico. Se non puoi proprio eliminarla, usala per video che trasmettano l’amore per Allah e per il jihad. Ce ne sono alcuni anche sull’addestramento militare». Per i videogiochi il discorso è simile. Meglio di no, ma se proprio non può farne a meno allora sì a quelli militari. (Daniele Castellani Perelli, L’Espresso)