Terrorismo, per finanziare jihad mille bonifici sospetti dall’Italia da 2009

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 9:28 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 9:28
Terrorismo, per finanziare jihad mille bonifici sospetti d

Terrorismo, per finanziare jihad mille bonifici sospetti d

ROMA – Mille bonifici sospetti partiti dall’Italia forse per finanziare la jihad islamica dal 2009 ad oggi. Bonifici per centinaia di milioni di euro. Soldi trasferiti in Paesi come Siria, Yemen, Pakistan o Iraq attraverso money transfer o con pagamenti in bitcoin. E’ il quadro che viene fuori dalle indagini della Uif, l’Unità informativa della Banca d’Italia. Movimento sospetti e alcuni sicuramente illegali: sono trecento i bonifici bloccati da Bankitalia nnel biennio 2012-2013 perché diretti a sostenere la jihad.

Nel solo 2012, quando inizia la guerra in Siria contro il regime di Bashar al Assad, spiegano Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su Repubblica, le transizioni che si sospetta siano finite a finanziare i gruppi terroristici sono state 271. L’anno successivo un po’ meno, 131. E nel 2014 pare che la cifra sia stata simile.

I bonifici che finiscono sotto la lente dell’Uif sono operazioni fatte dall’Italia a favore di beneficiare esteri: banche del Medio Oriente o dell’Africa, in particolare. Il Qatar, per esempio, è uno dei Paesi cardine del supporto economico per al Qaeda.

A destare i sospetti di Bankitalia, poi, è l’identità di chi esegue i bonifici. In particolare, se si tratta di musulmani con amicizie o legami, anche solo via internet, con persone inserite nella black list della polizia. A quel punto si blocca il pagamento per fare delle indagini. Dopo cinque giorni, però, il pagamento deve essere sbloccato se non si è trovato qualcosa che ne attesti che si tratta di una operazione illegale. Le banche stesse hanno l’obbligo di segnalare le operazioni che sanno di terrorismo, e chi non lo fa viene sanzionato da Bankitalia.

I bonifici vanno su conti correnti postali o bancari, ma i pagamenti possono essere fatti anche attraverso money transfer o para-istituti di credito arabi. Ma c’è una modalità che è più difficile da essere individuata: è la hawala. Si tratta di un sistema su base fiduciaria governato dall’ente a capo della finanzia islamica, lo “Sharia Supervisory Board of Islamic Banks and Institutions”. In base a questi regolamenti, molta parte del denaro sparisce dai bilanci perché viene fatta passare come “zakat”, cioè come elemosina.

Se tutti questi metodo sono più o meno tradizionali, a spaventare adesso è il possibile uso del bitcoin, la moneta virtuale creata nel 2009. Una moneta, questa sì, davvero invisibile.

ITALIA, ALLERTA MASSIMO – In Italia l’allerta terrorismo è ormai ai livelli massimi: il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fatto sapere in una conferenza stampa domenicale convocata ad hoc, che nove persone sono state espulse dall’Italia per collegamenti con la jihad. Si tratta di cinque tunisini, un turco, un marocchino, un egiziano e un pakistano. Tra loro ci sarebbero anche due reclutatori. Sale anche il numero di “foreign fighters” andati in siria o Iraq a combattere con l’Isis. Sono 59, compresi cinque italiani.

I reclutatori, ha spiegato Alfano, vivono soprattutto al Centro o Nord Italia e hanno il permesso di soggiorno. Uno di loro viveva a Varese e frequentava la moschea di Milano. Un altro viveva a Cles, piccolo paese in provincia di Trento.

Sempre domenica 18 gennaio un aereo EasyJet da Roma Fiumicino per Londra è stato bloccato a pochi minuti dal decollo dopo che si è scoperto che un passeggero di 34 anni aveva un passaporto pachistano falso. Lo straniero è stato fermato, ma intanto due passeggeri hanno rinunciato a partire per paura.