Allarme terrorismo: nelle ex repubbliche sovietiche in vendita uranio arricchito per armi nucleari

Pubblicato il 8 Novembre 2010 19:46 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 19:46

I pacchetti di uranio arricchito sequestrati

In alcune repubbliche ex sovietiche si può acquistare sul mercato nero uranio arricchito per la costruzione di armi nucleari. E’ quanto rivela oggi il Guardian, entrato in possesso di informazioni riservate relative ad un processo in corso a porte chiuse in Georgia.

Gli imputati, entrambi armeni, sono un imprenditore e un fisico colpevoli di aver trasportato illegalmente l’uranio arricchito da Ierevan a Tbilisi. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili aveva informato altri capi di stato dell’arresto dei due durante un summit sul nucleare a Washington in aprile, ma nessun dettaglio del caso era stato finora reso pubblico.

Secondo quanto scrive il quotidiano britannico, Sumbat Tonoyan, 63 anni, e il fisico cinquantanovenne Hrant Ohanyan avevano nascosto i 18 grammi di uranio in loro possesso in un pacchetto di sigarette isolato con del piombo, in modo da superare i controlli dei costosi sensori anti-radiazioni installati ai confini degli Stati ex sovietici grazie ai finanziamenti degli Usa.

I due armeni erano convinti di recapitare l’uranio ad un rappresentante di un gruppo islamista e che si trattasse soltanto di un campione al quale avrebbe fatto seguito una consegna più grande. Il loro fornitore in Armenia aveva infatti assicurato loro che maggiori quantità erano disponibili.

Non è chiaro dunque quanto uranio arricchito sia in circolazione, ma è la terza volta nel giro di sette anni che il materiale viene intercettato in Georgia. Nonostante negli ultimi anni diversi miliardi siano stati spesi per migliorare la sicurezza dei siti nucleari in diverse parti del mondo, ed i particolare in Russia, dove si troverebbero fino a 7.000 tonnellate di uranio arricchito, molto potrebbe essere stato rubato in passato.

L’uranio di cui erano in possesso i due armeni sarebbe stato infatti rubato diversi anni fa, in epoca sovietica, quando i controlli non erano così severi. Nei tre casi georgiani, alcune prove indicherebbero che il materiale era stato trafugato da una centrale nucleare a Novosibirsk, in Siberia.