Terry Jones, pastore anti Corano, frigge patatine: è nella lista nera Al Qaeda

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Gennaio 2015 20:23 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2015 20:23
Terry Jones, pastore anti Corano, frigge patatine: è nella lista nera Al Qaeda

Terry Jones, pastore anti Corano, frigge patatine: è nella lista nera Al Qaeda

NEW YORK – Il numero due sulla lista nera dei bersagli di Al Qaeda frigge patatine in Florida: Terry Jones, il controverso pastore che minaccia di bruciare copie del Corano in rappresaglia per le stragi dell’11 settembre è sullo stesso elenco di “most wanted” su cui si trovava Charb, Stephane Charbonnier, il direttore della rivista satirica francese Charlie Hebdo ucciso con altre 12 persone nella sede della rivista a Parigi.

Celebre per le ripetute minacce di dare alle fiamme copie del libro sacro dell’Islam nel giorno dell’anniversario delle stragi di Al QaEda a New York e a Washington, Jones è coproprietario della friggitoria Fry Guys Gourmet Fries: la sua foto, in bella vista sul logo della società, fino a qualche giorno fa “decorava” anche le pareti del locale nello shopping mall di Bradenton.

“Non abbiamo paura, non scappiamo e non ci nascondiamo. Se vengono i terroristi, cercheremo di prenderli prima che prendano noi”, ha detto Jones al Bradenton Herald. Meno contento di sapere che all’interno del centro commerciale si è insediato un individuo ad alto rischio di agguato terroristico è stato il direttore del mall Robert Tackett: “Sono rimasto di sasso quando ho scoperto il passato di Jones, ma sia lui che il socio sembravano bave persone con cui lavorare”.

Terry Jones frigge patatine in Florida da novembre. A dispetto dei toni di sfida, ha ammesso che con il giornale di Bradenton a volte si preoccupa per la sua incolumità: il pastore “brucia-Corani” ha ricevuto mezzo migliaio di minacce di morte, sostiene che sua sua testa c’è una taglia di milioni di dollari e ha chiesto all’Fbi e alla polizia locale di essere protetto.

La battaglia di Jones contro il Corano è cominciata nel 2010, quando, in una serie di micro messaggi su Twitter aveva equiparato l’Islam al fascismo e proclamato l’11 settembre 2010 “Giornata internazionale del rogo del Corano”. Era stata l’inizio di una crociata che due mesi più tardi culminò in moti in Afghanistan, minacce jihadiste e appelli dai leader di tutto il mondo perche’ il pastore desistesse dalla sua minaccia. Lo fece pero’ nel marzo dell’anno successivo e ancora l’anno scorso il pastore e’ apparso in un video in cui lo si vede che da’ alle fiamme copie del Corano e una bandiera dell’Isis. .