Thailandia, i baby calciatori ancora nella grotta: lunedì arrivano i monsoni. “Chi è pronto, esce prima”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 luglio 2018 10:15 | Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2018 10:15
Thailandia, i baby calciatori ancora nella grotta: lunedì arrivano i monsoni. "Chi è pronto, esce prima"

Thailandia, i baby calciatori ancora nella grotta: lunedì arrivano i monsoni. “Chi è pronto, esce prima”

BANGKOK – “Chi è pronto, esce prima degli altri“. E’ corsa contro il tempo in Thailandia per riportare in superficie i 12 baby calciatori imprigionati da 13 giorni nella grotta di Tham Luang. Dopo l’euforia iniziale per averli ritrovati tutti vivi, è subentrata l’angoscia per liberarli: da lunedì è previsto l’arrivo dei monsoni e i soccorritori sono preoccupati che le cavità della grotta possano tornare ad allagarsi, rendendo il percorso verso l’uscita ancora più ostico. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]

Il primo chilometro e mezzo della grotta Tham Luang è ora quasi asciutto, grazie all’azione delle pompe e delle deviazioni ad alcuni ruscelli che alimentano il flusso d’acqua nella grotta. Ma i successivi due chilometri rimangono sommersi in alcuni punti fino al soffitto. Il piano A resta quello di estrarre più acqua possibile dalla grotta, in modo da scongiurare gli enormi rischi di una prolungata immersione per i ragazzi, che sono debilitati e non sanno nemmeno nuotare. Si continua anche a cercare nuove possibili uscite, provando a scavare nei pertugi individuati. Ma a meno di clamorose scoperte di cavità comunicanti, per riportare in superficie i ragazzi servirà passare dall’entrata principale, si spera con meno immersioni possibili.

I rischi insomma sono ancora troppi, e i ragazzi non hanno ancora riacquistato completamente le forze. Le squadre di soccorso continuano però a preparare l’impresa senza sosta, con la speranza che l’odissea possa terminare prima delle intense piogge previste tra pochi giorni. Nel frattempo, i giovani calciatori hanno iniziato a fare pratica di immersioni. Chi si sente già pronto, potrà tentare l’impresa, che è ardua anche per gli esperti soccorritori.

La distanza tra l’entrata principale della grotta e il punto dove si trovano – quasi quattro chilometri – è percorsa dagli esperti in oltre tre ore. In alcuni tratti si cammina, in altri serve immergersi nell’acqua torbida o persino strisciare, perché il passaggio è talmente stretto che è difficile far entrare una persona con la sua bombola di ossigeno. Nel frattempo, dalla sponda fangosa dove i ragazzi sono bloccati da undici giorni sono stati diffusi tre nuovi video che li mostrano di buonumore e capaci di scherzare, anche se visibilmente dimagriti.

Le immagini dei Navy Seals che stanno con loro li mostrano avvolti da coperte termiche mentre si presentano uno a uno e ringraziano i loro soccorritori con il tradizionale “wai” thailandese a mani giunte. In un altro video, si vede un militare medicare una leggera ferita alla gamba di uno dei ragazzi, tutti tra gli 11 e i 16 anni.

Quello meno in forze rimane l’allenatore: la stampa thailandese lo sta elogiando perché avrebbe sacrificato la sua parte di cibo e acqua per darla ai ragazzi, mantenendoli composti nonostante oltre 220 ore in condizioni da incubo. “È una gran persona — lo difendono i genitori — ha creato molto affiatamento nella squadra di calcio. E poi non è colpa sua: quando l’ha portata nelle grotte, non stava piovendo”. Nessuno parla di un incidente che forse si poteva evitare. In molti lo definiscono un coach carismatico.