Thailandia, finita la violenza si contano i danni del “day after” di Bangkok

Pubblicato il 20 maggio 2010 19:43 | Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2010 19:55

A violenza rientrata, Bangkok conta i danni. Ma l’emergenza in cui la capitale thailandese è precipitata nell’ultima settimana non è ancora terminata: mentre altri leader delle ‘camicie rosse’ si sono consegnati alla polizia, le aree off-limits da giorni rimangono nelle stesse condizioni, con la presenza di gruppi sparsi di manifestanti. Impegnato nel laborioso sgombero dell’ex accampamento e ancora in controllo delle posizioni esterne ad esso, l’esercito ha inoltre esteso il coprifuoco ad altre tre notti, a Bangkok e in 23 province.

Dopo una nottata calma, gli abitanti della capitale hanno potuto vedere gli effetti dell’anarchia di ieri. L’enorme centro commerciale Central World, adiacente al palco dei ‘rossi’ durante la protesta, è ora una carcassa crollata nella parte centrale. Altri due centri minori e rivolti a una clientela più popolare – il Centre One e il Big C Ratchadamri – sono anche distrutti. Il cinema Siam Theatre è devastato, mentre il palazzo della Borsa ha riportato danni solo al piano terra. Le zone dove nei giorni scorsi si sono verificati i peggiori scontri presentano colpi d’occhio apocalittici, con l’asfalto annerito e bancomat, cabine telefoniche, piccoli esercizi commerciali distrutti: in tutto sono una quarantina i roghi appiccati.

Anche durante il giorno, gli spostamenti nella capitale continuano a essere problematici: un’area del centro ampia dieci chilometri quadrati è in sostanza intransitabile, e le metropolitane continueranno a essere sospese domani. Dalle 21 alle 5, inoltre, fino a domenica sarà attivo il coprifuoco, con una forte presenza di militari e polizia nelle strade. Oggi si sono segnalati sporadici episodi di vandalismo – come l’incendio a una piccola filiale di una banca a Din Daeng – a riprova di una situazione non ancora completamente sotto controllo. Il bilancio finale delle vittime dall’inizio della protesta é salito a 82 morti e circa 1.800 feriti (14 e 91 solo ieri, tra cui il fotografo italiano Fabio Polenghi): gli ultimi cadaveri sono stati scoperti in mattinata nel tempio Wat Pathumwanaram, dove un migliaio di manifestanti erano ostaggio di alcuni irriducibili asseragliati e impegnati in sparatorie con l’esercito, che hanno causato anche il ferimento dell’inviato dell’Independent.

Il movimento fedele all’ex premier Thaksin Shinawatra vede tutti i suoi maggiori leader nelle mani della polizia, dopo la consegna di altri due leader oggi. Veera Musikhapong, il “moderato” del gruppo, ha esortato i suoi sostenitori alla calma: “La democrazia non si può costruire sulla vendetta e il rancore”, ha detto. Ma considerando che violenze ieri si sono estese anche nelle roccaforti dei ‘rossi’ nel nord-est, è evidente che il rancore dei filo-Thaksin è diffuso. Nel ‘day after’, non è ancora chiaro quali saranno gli strascichi degli eventi degli ultimi due mesi. La sensazione condivisa da molti osservatori è che abbiano perso tutti.

In attesa degli sviluppi politici – tra cui la scelta o meno di andare a elezioni anticipate, che dieci giorni fa sembravano altamente probabili – l’incognita principale è l’opinione dei moderati, magari attratti dai ‘rossi’ ma spaventati dalle violenze. A Bangkok, intanto, è evidente la rabbia dei residenti di classe medio-alta, che dalla distruzione della città vedono confermate le loro impressioni sulla violenza insita nel movimento di estrazione in prevalenza rurale.