Thailandia censura 5mila siti in 3 mesi per "lesa maestà"

Pubblicato il 14 Marzo 2012 16:28 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2012 17:32

BANGKOK – Negli ultimi tre mesi oltre 5 mila siti internet sono stati bloccati dalle autorita' thailandesi perche' considerati offensivi verso la monarchia, sulla scia di un'impennata dei casi giudiziari di lesa maesta'. Lo ha rivelato oggi la polizia di Bangkok, il giorno dopo che un rapporto di Reporters Sans Frontieres (Rsf) aveva certificato il peggioramento della liberta' di espressione nel Paese.

La censura telematica in Thailandia e' stata sempre piu' usata negli ultimi tre anni, di fronte all'acutizzarsi delle tensioni politiche e sociali contemporaneamente al declino fisico del re Bhumibol (84 anni), sul trono dal 1946 e tradizionalmente venerato dai suoi sudditi grazie al suo status semi-divino. Il sovrano e' protetto dalle leggi di lesa maesta' piu' severe al mondo: chiunque puo' accusare chiunque e la magistratura – che ha l'obbligo di indagare – difficilmente evita di andare fino in fondo, con condanne che possono arrivare fino a 15 anni di reclusione.

Negli ultimi mesi, sotto il governo di Yingluck Shinawatra, la situazione e' ulteriormente peggiorata; a novembre, un uomo di 61 anni e' stato condannato a 20 anni di reclusione per aver inviato quattro sms considerati offensivi nei confronti della regina, e in febbraio un attivista e' stato punito con sette anni e mezzo di carcere per tre comizi critici con Bhumibol.

Secondo Rsf, ''se la Thailandia continuera' a filtrare i contenuti online e a imprigionare cittadini con accuse di lesa maesta', potrebbe presto unirsi al club dei Paesi piu' repressivi al mondo per quanto riguarda Internet''. L'organizzazione fa un confronto col percorso inverso intrapreso dalla Birmania, dove nell'ultimo anno il nuovo governo civile, subentrato alla giunta militare, ha introdotto riforme distensive che hanno aumentato la liberta' di espressione.

Il paradosso e' che nel mirino della censura thailandese finiscono spesso siti simpatizzanti delle ''camicie rosse'' dell'ex premier in autoesilio Thaksin Shinawatra, di cui Yingluck e' la sorella minore. Secondo molti osservatori, l'attuale primo ministro – sotto la pressione di un influente esercito che non fa mistero di avere come interesse principale ''la difesa della monarchia'' – intende stare alla larga dal tema della lesa maesta', dato che contro Thaksin e i suoi sostenitori viene spesso rivolta l'accusa di voler instaurare una repubblica.