Thailandia, in piazza le “camicie gialle”: protestano per un tempio conteso alla Cambogia

Pubblicato il 27 luglio 2010 12:55 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2010 12:59

Tornano i cortei in Thailandia. Dopo gli scontri causati dalla repressione del governo nei confronti delle ‘camicie rosse’ stavolta, a scendere in piazza, sono stati un migliaio di attivisti dell’Alleanza popolare per la democrazia (Pad), il gruppo monarchico-nazionalista delle ”camicie gialle” che nel novembre 2008 occupò i due aeroporti di Bangkok.

Le camicie gialle sono scese in piazza martedì 27 luglio davanti alla sede dell’Unesco nella capitale per consegnare all’organo dell’Onu una petizione contro l’inserimento nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità il tempio di Preah Vihear, conteso con la Cambogia e negli ultimi due anni fonte di alcune scaramucce militari al confine.

La protesta –  condita da numerose invettive anti-cambogiane – giunge mentre in Brasile è  in corso un vertice dell’Unesco, in cui verrà dibattuta anche l’assegnazione di 4,6 chilometri quadrati circostanti Preah Vihear. Mentre la Corte internazionale di giustizia ha assegnato alla Cambogia il tempio già nel 1962, e l’Unesco lo ha inserito nel Patrimonio mondiale dell’umanità due anni fa, la questione del possesso dei terreni che portano all’antico luogo di culto rimane un pasticcio irrisolto.

Il governo thailandese di Abhisit Vejjajiva, pur senza spingersi a reclamare il possesso del tempio, mantiene comunque una posizione ambigua. Guidati da Chamlong Srimuang, un ex generale e governatore di Bangkok ora a capo di un movimento buddista ascetico, i manifestanti del Pad si sono riuniti indisturbati, sfidando le disposizioni dello stato di emergenza – tra cui il divieto di assembramento di più di cinque persone – in vigore dalla protesta delle ”camicie rosse” fedeli all’ex premier Thaksin Shinawatra, conclusasi in maggio dopo 90 morti e 1.800 feriti.

Molti osservatori interpretano il fatto come l’ennesima conferma di quei ”doppi standard” di trattamento nel Paese, una delle recriminazioni delle recenti proteste. Mentre 26 leader dei ”rossi” sono tuttora in carcere con l’accusa di terrorismo, nessun esponente del Pad – dopo tre mesi di bivacco nella sede del governo e otto giorni di occupazione degli scali aerei – e’ mai stato perseguito penalmente. L’attuale premier Abhisit sali’ al potere sulla scia di quelle proteste, che contribuirono allo scioglimento per via giudiziaria di due governi filo-Thaksin.