Thailandia: storia del leader “rosso” ferito gravemente durante in’intervista

Pubblicato il 14 maggio 2010 9:25 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2010 9:26

Il leader Khattiya Sawasdipol trasportato in ospedale

Il leader più radicale delle “camicie rosse” è in fin di vita  colpito alla testa da un proiettile mentre concedeva un’intervista al New York Times nei pressi della barricata che dà sul quartiere finanziario di Silom in Thailandia. Lui è Khattiya Sawasdipol, 59 anni, nome di battaglia “Seh Daeng”, (comandante rosso), un generale passato a guidare un suo personale seguito di paramilitari all’interno del movimento d’opposizione. Il leader è stato portato d’urgenza in ospedale già privo di sensi. E’ in gravi condizioni e secondo la figlia si trova in coma. Un portavoce ha affermato che il governo non ha “nulla a che fare” con l’episodio.

“Ora l’esercito delle camicie rosse sono io, gli altri soldati thailandesi sono tutti alle dipendenze dell’Ammat, l’elite”. Queste le parole del leader della protesta thailandese, Khattiya Sawasdipol, in un’intervista a La Repubblica, prima di essere ferito alla testa da un cecchino. Nell’ultima intervista il leader spiega che “il governo è corrotto, i leader rossi sono corrotti, hanno preso soldi dal governo per scendere a compromessi”. Khattiya diceva di essere stato “scelto dal cielo per salvare le vite dei compagni”.

“Se non fossi stato dalla parte dei rossi il 10 aprile – aggiunge – ci sarebbero stati migliaia di morti. Quella sera sono stati i miei uomini a tirare fuori i soldati dai carri armati e a usare gli idranti per non farli sparare”. Quanto all’accusa di avere ucciso cinque soldati, Khattiya si difende: “non so chi li ha uccisi ma la colpa è sicuramente del primo ministro Abishit e del suo vice e anche di una parte dell’esercito”. “Tutti sanno che l’esercito è composto da gente che ha fatto carriera senza mai sparare un colpo ma giocando a golf, come ha fatto il comandante generale Anupong – afferma – . Altri sono omosessuali”. Il leader della protesta definisce “eccitante” la situazione e come prossimo capo immagina Arisman, un ex cantante pop che ha guidato l’assalto contro il vertice dell’Asean Pattaya pochi mesi fa, “arriverà lui, vedrete”.

A sottolineare la drammaticità della situazione in Thailandia é stata anche la decisione degli Usa di chiudere la propria ambasciata, situata vicina all’area degli scontri. Giunta a un passo dal compromesso per andare alle elezioni anticipate, nella serate di giovedì la crisi è nuovamente precipitata, rinnovando i timori di un intervento armato per disperdere i dimostranti fedeli all’ex premier Thaksin Shinawatra.

Poi una nuova serie di scontri sono scoppiati tra militari e manifestanti, provocando la morte di almeno un dimostrante e facendo salire a 30 il bilancio dei morti dall’inizio delle proteste. Altre decine di persone sono rimaste ferite, anche a causa dell’esplosione di una granata qualche ora prima.

Il ferimento di Sawasdipol non è stato ancora rivendicato, e promette di rimanere avvolto nel mistero. E’ noto che da settimane, ai piani alti degli edifici che circondano il bivacco dei ‘rossi’, le forze armate hanno piazzato dei militari. Ma il “Comandante rosso” – sospeso dal servizio eppure ancora in possesso dei gradi – era un personaggio scomodo per molti: si opponeva a un compromesso tra il governo di Abhisit Vejjajiva e il movimento popolare, rivendicando con orgoglio di prendere gli ordini direttamente da Thaksin. Abhisit lo aveva accusato di essere un ‘terrorista’ alla guida dei misteriosi personaggi mascherati di nero che si aggiravano armati tra i manifestanti durante le violenze del 10 aprile, quando morirono 26 persone tra cui cinque militari. Anche le tante granate esplose negli ultimi due mesi a Bangkok venivano spesso attribuite a Khattiya, che aveva sempre negato qualsiasi coinvolgimento.