Thailandia, legge marziale e censura media ma…”non è colpo di Stato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Maggio 2014 13:24 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2014 13:24
Thailandia, legge marziale e censura media ma..."non è colpo di Stato"

Thailandia, legge marziale e censura media ma…”non è colpo di Stato” (Foto LaPresse)

BANGKOK – Il capo di Stato maggiore dell’esercito ha proclamato la legge marziale in Thailandia la mattina del 20 maggio. Dopo sei mesi di crisi politica, il cui bilancio è di 28 morti e oltre 800 feriti, Prayuth Chan-ocha ha preso in mano la situazione. I militari ribadiscono che “non è un colpo di Stato”, ma intanto la censura è stata imposta ai media invocando la necessità di “ripristinare la pace e l’ordine”.

Il messaggio del generale Prayuth in cui si annuncia la legge marziale è stato mandato in video alle 3 di notte e i dettagli del provvedimento sono ancora in via di definizione:

“L’esercito deve procedere nel rispetto della monarchia costituzionale, la legge marziale rimarrà in vigore finché non sarà ritornata la calma”.

E’già chiaro però che l’esercito ha ora il potere di censurare giornali e tv e sul campo ha già sostituito la polizia per quanto riguarda il compito di sorvegliare gli accampamenti delle due opposte fazioni in cui si è spaccato il paese, pro e contro il governo espressione del campo fedele all’ex premier Thaksin Shinawatra (in auto-esilio e a sua volta deposto da un golpe nel 2006).

L’annuncio, arrivato pochi giorni dopo l’avvertimento che l’esercito sarebbe intervenuto “con tutte le forze” nel caso le violenze fossero continuate, ha colto molti di sorpresa dato che entrambi i movimenti in piazza – i ‘rossi’ pro-governativi da una parte, i ‘gialli’ monarchici e anti-governativi dall’altra – sembravano negli ultimi giorni in attesa degli eventi, confinati in accampamenti in diverse zone della capitale. La decisione è stata comunque festeggiata dai secondi, e condannata dai ‘rossi’.

Se si tratti di un golpe o no, lo diranno i prossimi eventi,ma non è un segreto che, nell’estrema radicalizzazione politica thailandese, l’esercito è considerato parte di quell’establishment militare-giudiziario che difende gli interessi dell’élite dietro lo scudo di legittimità fornito da una monarchia semi-divina.

Due settimane fa, la premier Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin, è stata destituita per abuso di potere dalla Corte costituzionale. Quel che resta dell’esecutivo è di fatto impossibilitato a governare, e il Senato, unica Camera al momento attiva, per metà formata da membri nominati dall’élite, sta considerando di nominare un nuovo premier “neutrale” senza far tornare il Paese al voto.

Secondo gli osservatori, nonostante le rassicurazioni sul fatto che non si tratti di un golpe, il tono di Prayuth e il silenzio dell’esecutivo fanno pensare sempre più a un vero colpo di stato per dare la spallata finale al governo fedele all’ex premier Thaksin Shinawatra, già assediato da sei mesi di protesta anti-governativa e gradualmente limitato dalle azioni della magistratura.