Scontri in Thailandia, al quinto giorno sì delle camicie rosse ai colloqui con il governo

Pubblicato il 18 maggio 2010 8:45 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2010 8:45

Dopo quattro giorni di guerriglia per le strade di Bangkok, al quinto le «camicie rosse» tendono la mano al governo per i primi colloqui. Intanto anche nelle zone calde della capitale sembra ci sia una tregua: a Din Daeng e Bon Kai, dove più intense sono state le violenze che hanno causato sinora 37 morti e 300 feriti, regna il silenzio.

«Abbiamo accettato di partecipare ad un nuovo tavolo che ci è stato proposto dal Senato perchè se permettiamo che le cose vadano avanti così, non sappiamo quante altre vite andranno perse», ha detto Nattawut Saikua, uno dei leader dei rossi durante una conferenza stampa.

La proposta di tregua però è stata definita «senza senso» dal vicepremier Suthep Thaugsuban; ma l’inazione dei militari, dopo l’ultimatum per lo sgombero della cittadella rossa scaduto ieri, fa pensare che il contatto dietro le quinte non si sia interrotto, e che la crisi possa durare più del previsto; tanto che le autorità hanno esteso la chiusura dei pubblici uffici fino al resto della settimana, in una Bangkok dove i servizi di metropolitana continuano a essere sospesi.

Le autorità thailandesi hanno annunciato il prolungamento della chiusura dei pubblici uffici a Bangkok fino a venerdì.