Thailandia, scontri a Bangkok: ucciso un fotografo italiano. Le camicie rosse: “Ci arrendiamo”

Pubblicato il 19 maggio 2010 7:59 | Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2010 14:41

L’assalto, i morti, la resa: dopo giorni di guerriglia a Bangkok le camicie rosse si arrendono alla polizia. Colpito al cuore e all’addome durante gli scontri, è morto un fotoreporter italiano, Fabio Polenghi. Insieme a lui sono state uccise altre cinque persone durante gli scontri tra le camicie rosse e la polizia, 8 persone sono rimaste ferite tra cui un giornalista canadese, colpito da una granata e un giornalista statunitense.

Tra spari, gas lacrimogeni e negozi in fiamme la tregua apparente di martedì è stata rotta. Eppure ora i manifestanti anti-governativi lasciano. Prima di essere portato via dalla polizia insieme all’altro leader Nattawut Saika, Jatuporn Prompan ha parlato ai sostenitori dal palco dell’accampamento: “Mi scuso con voi, ma non voglio altre vittime. Anch’io sono distrutto. Ci arrenderemo, consegnatevi”, ha annunciato, come aveva anticipato un senatore in contatto con il gruppo. La polizia ha arrestato Arisman Pongruangrong, uno dei leader più radicali delle “camicie rosse” ed ex cantante pop, che aveva guidato l’assalto al Parlamento a metà aprile, nonché quello contro l’hotel di Pattaya dove l’anno scorso si svolgeva un vertice dei leader asiatici. Un mese fa era sfuggito all’arresto calandosi dalla finestra di un hotel, eludendo le centinaia di poliziotti sul posto.

I ‘rossi’ hanno preso d’assalto Channel 3, una tv locale di Bangkok , hanno appiccato il fuoco e 100 persone sono rimaste intrappolate, ma poi evacuate. Nella furia sono state date alle fiamme la Borsa di Bangkok, i cinema e i centri commerciali: alcuni dimostranti hanno attaccato il municipio della città di Udon Thani, nel nordest del paese. Un secondo municipio è stato incendiato nel nord-est, a Khon Keon.  In serata, a partire dalle 20, nella capitale ci sarà il coprifuoco, come ha annunciato il ministro della difesa Prawit Wongsuwon.

ITALIANO MORTO Polenghi, 45 anni,  che indossava un casco e un giubbotto antiproiettili, è stato riconosciuto da un’amica nelle immagini diffuse dalla televisione, l’emittente Pbs mentre veniva trasportato in ospedale. «Mi ha detto che stava bene e che era tutto ok», ha detto tra le lacrime la donna che ha raccontato che il reporter si trovava in Thailandia da tre mesi per conto di una rivista europea. Era single e viveva a Milano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha riferito di aver appreso “con commozione la tragica notizia” della morte del fotoreporter. Gli uffici del Quirinale, a quanto si è appreso, sono in contatto con l’unità di crisi della Farnesina affinché siano rigorosamente accertate le circostanze e le responsabilità di quanto accaduto.

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ASSALTO I manifestanti protestano contro il governo di Abhisit Vejjajiva e ne chiedono le dimissioni. Dopo una giornata relativamente più tranquilla è nuovamente esplosa la violenza per le strade del quartiere commerciale della capitale thailandese.

Erano circa le otto del mattino quando i blindati dell’esercito hanno sfondato le barricate delle camicie rosse. Alcuni soldati sono entrati anche dall’alto camminando sui binari della metropolitana sopraelevata Skytrain, che viaggia a circa 20 metri dal suolo, dalla fermata di Sala Daeng. Soldati contro rossi si sono affrontati per le vie del quartiere Silom dove i manifestanti hanno allestito un accampamento fisso di almeno duemila persone.

Le “camicie antigovernative”  hanno provato a resistere. Hanno risposto al fuoco dell’esercito mentre donne e bambini assistevano alla fumata nera al di là della strada Rama IV. Uno dei leader dei manifestanti, Nattawut Saika ha esortato i suoi: “Portate via i bambini, avete già dimostrato il vostro coraggio. Non vi abbandoneremo”.