Michael Ruse sul Guardian: “Gesù era gay e gli apostoli un gruppo di omosessuali”

Pubblicato il 7 Maggio 2011 16:17 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2013 16:19
(foto Lapresse)

GIORDANIA – Era iIl quotidiano inglese Guardian riporta un articolo provocazione di Michael Ruse, professore di filosofia e zoologia all’Università dello stato della Florida,  il quale afferma, papale papale, che  “Gesù era gay” e gli apostoli erano “un gruppo di omosessuali”. Altro che moglie e figli, come sostiene Dan Brown nel suo Codice da Vinci. Secondo Ruse, la clamorosa rivelazione sarebbe emersa dai  70 libri ritrovati in una grotta in Giordania. Le testimonianze, i racconti, le parabole contenute nelle pagine di rame rilegate ad anelli sarebbero le prime dopo la morte di Gesù, anteriori anche ai “rotoli del Mar Morto”.

Rispetto all’articolo, il giornale prende le distanze, mettendo un titolo con un molti dubbi: “Gesù come un gay dichiarato. Cosa succederebbe se nei codici appena ritrovati ci fossero le prove che Gesù praticava attività omosessuali? Michael Ruse immagina le implicazioni”.

Il Guardian è un giornale di sinistra alta qualità, basato a Londra e Manchester, il suo pubblico è fatto di intellettuali, insegnanti, dipendenti pubblici, in prevalenza appartenenti alla Chiesa d’Inghilterra, gli anglicani, i cui riti sono praticamente identici a quelli dei cattolici romani, dai quali li divide soprattutto il primato del Vescovo di Roma, il Papa. In materia di omosessualità la chiesa anglicana è altrettanto rigida di quella cattolica e gli inglesi solo da pochi anni hanno rinunciato a mettere in carcere gli omosessuali (si ricordi il caso di Oscar Wilde, vecchio di poco più di un secolo).

Dare apertamente e piattamente del gay a Gesù Cristo, pur con tutte le aperture, è parso evidentemente una mossa un po’ troppo azzardata rispetto alle convenzioni e alle convinzioni dei lettori del Guardian.

Lo stesso Ruse, peraltro, sembra un po’ giocare sull’equivoco: appare difficile che abbia potuto prendere visione di tutti i documenti, ancora in fase di decifrazione, traduzione e interpretazione e che tra l’altro sono al centro di una rissa internazionale tra Giordania e Israele, e infatti mescola ipotesi su cosa ci potrebbe essere scritto e  passi dei Vangeli che nel provocatorio estremismo tipico di Gesù Cristo posso prestarsi a interpretazioni diverse da quelle tradizionali, di un Gesù “normale”, casto per scelta e per rinuncia.

Non c’è dubbio che il cristianesimo abbia portato nel mondo una visione sessuofobica in netto contrasto con le religioni pagane e anche con le altre grandi religioni ancora prosperanti, come Islam, Buddismo, Induismo. Peri cristiani, cattolici, protestanti e ortodossi, il sesso è peccato e la donna è il demonio e il peccato della carne ancora oggi viene indicato come il peccato per antonomasia nelle prediche domenicali nelle chiese, magari proninciate da preti dalle movenze effemminate.

Tale sessuofobia però fino a oggi si è potuta attribuire a un rifiuto del sesso caratteristico di una setta integralista ebraica cui è verosimile appartenesse anche Gesù, i Naziriti o Nazorei (da qui potrebbe derivare l’appellativo Nazareno, piuttosto che dalla nascita a Nazareth), che vestivano solo in lino e mai in lana, in quanto la lana, di origine animale, implicava rapporti sessuali.

Secondo l’articolo di Ruse pubblicato dal Guardian, dalle prime traduzioni dall’ebraico antico e dai codici presenti, la figura di Gesù appare totalmente diversa da come ci è sempre stato raccontato, fino al punto di affermare che era dichiaratamente gay. I discepoli sarebbero stati un circolo di ragazzi omosessuali, che “non si nascondevano ma affermavano la loro libertà contro le rigide regole della religione ebraica”.

Ruse aggiunge che “c’è almeno una nuova parabola, quella dei due giovani uomini, in cui c’è una chiara eco del rapporto tra David e Jonathan”, raccontato dalla Bibbia e visto secondo la tradizione religiosa ebraica e cristiana come esempio di amore platonico ma, in tempi più recenti, anche come esempio di rapporto omosessuale. La cosa non deve strabiliare se si considera che nei tempi antichi i confini tra etero e omosessualità erano molto meno netti che nell’era cristiana, come insegnano personaggi quali Achille, Alessandro, Adriano e Socrate. Ruse riferisce che nella parabola Gesù parla di uno dei giovani con l’anima “intrecciata con l’anima” dell’altro, che amava l’altro “come la sua stessa anima”.

Per il resto, scrive Ruse, forse per bilanciare l’effetto scioccante delle prime frasi, è confermato il messaggio di amore e fede di Gesù, la sua morte in croce. Ci sono dettagli che combaciano perfettamente con le ricostruzioni storiche e che fanno guardare ai libri di Giordania come la più grande scoperta archeologica della Cristianità: “Gesù era il messia. Morì sulla croce per i nostri peccati. Con la sua morte e resurrezione rese possibile la nostra salvezza eterna. Il nostro obbligo fondamentale è di amare Dio e questo lo facciamo amando i nostri vicini come noi stessi”.