Thich Nhat Hanh è morto, era il più popolare maestro Zen. Il monaco buddhista visse per 39 anni in esilio dal Vietnam

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 22 Gennaio 2022 12:35 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2022 12:35
Thich Nhat Hanh è morto

Thich Nhat Hanh è morto, era il più popolare maestro Zen. Il monaco buddhista visse per 39 anni in esilio dal Vietnam (foto ANSA)

E’ morto Thich Nhat Hanh, 95 anni, un monaco buddhista vietnamita considerato il più popolare maestro Zen al mondo. Thich Nhat Hanh per decenni è stato costretto all’esilio per il suo impegno pacifista. E’ deceduto in un tempio nel suo Paese, dove aveva fatto ritorno tre anni fa. 

Morte Thich Nhat Hanh è morto, il più popolare maestro Zen

Colpito nel 2014 da un ictus che lo aveva lasciato semiparalizzato e incapace di parlare, Thich Nhat Hanh nel 2018 aveva fatto ritorno nel tempio vietnamita di Tu Hieu, dove a 16 anni aveva iniziato il suo percorso di studi. Negli anni ’60 e ’70 il suo impegno contro la guerra lo aveva posto in rotta di collisione con i governi sia del Vietnam del Nord sia del Vietnam del Sud, oltre che con gli Stati Uniti, ed era stato costretto a lasciare il suo Paese. Soltanto nel 2005 il governo del Paese riunificato gli aveva dato il permesso di rientrare in patria per una visita.

In esilio per 39 anni

Il monaco buddhista ha quindi passato 39 anni in esilio, fondando la rete dei monasteri di Plum Village. Il più grande, nel sud-ovest della Francia vicino a Bordeaux, conta circa 200 monaci e monache e prima della pandemia di covid ospitava decine di migliaia di visitatori all’anno. Qui Thich Nhat Hanh passava la maggior parte del suo tempo, quando non era impegnato in conferenze e altri eventi pubblici in giro per il mondo. Altri monasteri della sua rete sono situati in Germania, Australia, Thailandia, Hong Kong e Stati Uniti.

Fece conoscere la mindfulness nel mondo

Thich Nhat Hanh è autore di circa 130 libri, un centinaio dei quali in inglese, dedicati in gran parte al concetto di “consapevolezza” (in inglese mindfulness, ndr), sviluppata con la pratica della meditazione. Una condizione che non porta all’isolamento, ma al contrario ad un ruolo più attivo nel rapporto con il mondo. “La meditazione – diceva – non è una fuga dalla società, ma è un tornare a noi stessi e vedere quello che succede. Una volta che si vede, ci deve essere azione. Con la consapevolezza sappiamo cosa dobbiamo e non dobbiamo fare per aiutare”.