Tramadolo, la ‘ndrangheta fa affari con l’Isis con la ”droga del combattente”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 febbraio 2018 6:34 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2018 17:38
La ''droga del combattente''

La ”droga del combattente”

REGGIO CALABRIA – La ‘ndrangheta calabrese fa affari d’oro col contrabbando di Tramadolo con i miliziani dell’Isis e i gruppi terroristici in Asia e Africa. Barbie Latza Nadeau, corrispondente da Roma del Daily Beast, riassume la situazione in queste righe: i terroristi preferiscono il Tramadolo, un oppioide sintetico economico che in Medio Oriente è legale. E sul mercato nero ne stanno ricevendo in abbondanza grazie alla ‘ndrangheta, secondo la Guardia di finanza italiana.  Solo nell’ultimo anno, gli agenti hanno sequestrato quasi 100 milioni di compresse di Tramadolo destinate agli operativi ISIS in Libia. Una volta in Libia le pillole vengono utilizzate per migliorare le prestazioni dei combattenti presenti nel Paese o contrabbandate in Egitto e Siria, oppure vendute ai combattenti di Boko Haram in Nigeria.

Barbie Latza Nadeau prende spunto da un’inchiesta di Marta Sarafini sul Corriere della Sera. Le compresse di Tramadolo, afferma Marta Serafini, finiscono nelle mani dei disperati di Gaza, delle prostitute ad Amman e dei bambini lavoratori in Turchia: “Sono la droga per chiunque voglia sfuggire alla miseria”.
Possono inoltre raggiungere il mercato americano, aggiunge Barbie Latza Nadeau. Spiega:
“Nell’elenco del Drug Enforcement Administration di droghe o “sostanze illecite”, in cui l’eroina, l’LSD e, sì, anche la marijuana sono nella Tabella I, il fentanil è tra quelle elencate nella Tabella II, la ketamina e il Tylenol con codeina sono nella Tabella III, il tramadolo è presente solo alla Tabella IV: una sostanza con “un basso potenziale di abuso rispetto alle sostanze della Tabella III”.

Come riportato dal Wall Street Journal nel 2016, il tramadolo è “l’emergenza oppioidi solo per il resto del mondo”. E la combinazione di pene minori negli Stati Uniti, lo spaccio organizzato dalla mafia, insieme ai bisogni finanziari dello Stato islamico sotto assedio, “creano le condizioni per la criminalità organizzata di spingere sul tramadolo come il nuovo farmaco preferito dai drogati di oppiacei.

Vendere le pillole in Europa e in Nord Africa, il cui valore di mercato è di circa 5 dollari al pezzo, per la ‘ndrangheta calabrese sta diventando rapidamente una delle imprese di maggior successo. Gaetano Paci, procuratore antimafia a Reggio Calabria, alla fine del 2017 ha confermato i collegamenti del narcotraffico tra la ‘ndrangheta e gruppi terroristici, in seguito alla scoperta di un terzo carico di milioni di compresse di tramadolo nel porto di Gioia Tauro, noto come la porta d’ingresso principale per le attività illecite.
Il porto della ‘ndrangheta calabrese è stato al centro di una serie di recenti incursioni in cui ogni cosa, dalle antichità trafugate ai cadaveri, è stata trovata nascosta nelle casse del carico. Secondo la Guardia di Finanza, il valore medio giornaliero del contrabbando e dei materiali trafficati sospettati di passare per il porto, è stimato a 1 milione di dollari. La maggior parte della merce illegale è nascosta nelle spedizioni di ananas, pesce congelato e latte di cocco.
Il porto è stata anche una curiosa scelta dell’Organization for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW) per facilitare il trasferimento, nel 2014, di 700 tonnellate di armi chimiche siriane e relativi precursori, che sono state consegnate, trasferite e infine neutralizzate a bordo della nave della Marina USA Cape Ray. Alcuni hanno ipotizzato che il porto sia stato scelto a causa dell’elevata sorveglianza da parte della polizia per l’attività della mafia. Altri hanno ipotizzato che se qualcosa fosse andato storto, avrebbero potuto incolpare solo la ‘ndrangheta. Niente è andato storto con l’operazione delle armi siriane, almeno per quanto se ne sappia, afferma.
L’agenzia italiana per il traffico di stupefacenti stima che l’80% di tutta la cocaina dell’Europa arrivi dalla Colombia attraverso il porto calabrese, che è anche il principale hub per le armi illegali, quindi non c’è da meravigliarsi che sia il porto preferito per chi spinge sul narcotraffico.
Gioia Tauro è ora la porta d’ingresso principale  per il tramadolo importato dalle fabbriche in India e Sri Lanka e ridistribuito all’ISIS in Libia, sostiene Paci, secondo cui i 24 milioni di pillole trovate a novembre, nascoste in una spedizione di tessuti, valevano facilmente 50 milioni di euro. Hanno anche trovato piccole spedizioni di Captagon, un altro psicostimolante ampiamente usato, noto come “coraggio chimico” che, a differenza del tramadolo, è illegale in Medio Oriente e Nord Africa.
Nel 2016, analoghe spedizioni sono state sequestrate nei porti greci e all’inizio del 2017, 37 milioni di pillole nascoste tra le bottiglie di shampoo in arrivo a Genova, tutte destinate a un fornitore in Libia che da allora ha dimostrato di essere affiliato ai militanti dello Stato Islamico presente nel Paese, dice Paci.
La maggior parte delle fabbriche sono in Sri Lanka e in India, ma ci sono altri noti produttori di tramadolo e contraffattori di Captagon, in Bulgaria e Turchia.
Paci sottolinea che il tramadolo trovato negli appartamenti e nei corpi dei terroristi che hanno attaccato il Bataclan nel 2013, e nel massacro in  spiaggia in Tunisia nel 2015, è un fattore preoccupante.
Il tramadolo, se miscelato con componenti come la caffeina, ha lo stesso effetto di una potente anfetamina: elimina la paura, il dolore, la stanchezza e altera i sensi. Il team di Paci è preoccupato che la recente impennata di pillole in arrivo in Calabria possa significare che i combattenti ISIS si stiano preparando per altri attacchi o fornendole ad altri, come i militanti di Boko Haram, che scatena il terrore in Nigeria.
“Non sono certamente destinate al popolo libico”, ha detto a The Daily Beast una fonte vicina alle indagini anti-droga italiane. “Saranno usate dai combattenti o da loro vendute”.