Trump, cosa accadrebbe se il presidente si ammalasse gravemente?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 11 Ottobre 2020 7:02 | Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2020 18:10
trump covid

Trump, cosa accadrebbe se il presidente si ammalasse gravemente? (foto ANSA)

Cosa accadrebbe se Donald Trump si ammalasse gravemente? Il 25° emendamento spiega che sarebbe una situazione complicata ma la Costituzione USA prevede la continuità.

A un mese dalle elezioni presidenziali USA, dopo un anno segnato da incertezza e instabilità, il contagio COVID-19 del presidente Donald Trump ha rappresentato l’ultimo shock.

A scriverlo è Ben Jacobs su medium.com. Il giornalista commenta che sebbene nel recente passato alcuni presidenti abbiano avuto notevoli problemi di salute – nel 1955 Dwight Eisenhower ha subito un grave attacco di cuore e nel 1981 Ronald Reagan è sopravvissuto a un attentato – nessun episodio si è mai verificato a ridosso di un’elezione.

Molte persone affette da coronavirus non si ammalano gravemente ma Trump, spiega Jacobs, ha una serie di importanti fattori di rischio. E’ un uomo di 74 anni in sovrappeso.

Se le condizioni dovessero peggiorare ciò creerebbe il potenziale per una crisi giuridica e costituzionale.

Cosa accadrebbe se Trump si ammalasse gravemente?

Ai sensi della sezione 3 del 25° emendamento della Costituzione, se il presidente non può svolgere le sue funzioni, può volontariamente cedere il potere al vicepresidente.

Il presidente invia una lettera al presidente della Camera e al presidente pro-tempore del Senato dichiarando la sua disabilità.

Una volta guarito, può inviare un’altra lettera e riprendere il potere.

Se il vicepresidente e la maggioranza del governo si oppongono, va al Congresso per decidere chi debba gestire effettivamente il paese.

Secondo Brian Kalt, professore presso la Michigan State School of Law, che ha studiato a fondo il 25° emendamento, non esiste una procedura formale per l’invio della lettera che diventa operativa una volta inviata.

Da quando nel 1967 è stato ratificato, il 25° emendamento è stato applicato tre volte. La prima da Ronald Reagan e altre due da George W. Bush.

Tutte e tre le volte si sono verificate quando il presidente uscente era sottoposto a colonscopia.

Se attualmente venisse invocato il 25° emendamento, quale presidente ad interim Pence avrebbe tutti i “poteri e doveri” della carica.

Tuttavia, come ha sottolineato Kalt, significherebbe che non sta servendo come vice presidente e la carica sarebbe vacante.

Pence non potrebbe svolgere il mandato come presidente del Senato.

Nelle strette votazioni del Senato, come quelle per un candidato alla Corte Suprema, vorrebbe dire che la parità porterebbe automaticamente al fallimento del voto senza la capacità di esprimere un voto di rottura.

A quel punto verrebbe invocata la sezione 4 del 25° emendamento.

È la procedura con cui il vicepresidente e la maggioranza del Gabinetto si incontrerebbero e rimuoverebbero Trump dall’incarico.

La disposizione è stata redatta in seguito all’assassinio di John F. Kennedy, per far fronte a una preoccupazione pressante: quando il presidente è in coma o altrimenti incapace di svolgere le sue funzioni.

Gli estensori erano preoccupati in modo particolare che si ripetesse una situazione analoga a quella sotto la presidenza di Woodrow Wilson, che aveva subito un grave ictus invalidante ma si era rifiutato di condividere pubblicamente l’informazione.

Il risultato è stato che il paese era guidato dalla moglie e dai collaboratori di Wilson, mentre il vicepresidente e il governo erano  all’oscuro della situazione. (Fonte: medium.com)