Tunisi, turisti di Rovigo nel museo della strage: “Ci siamo nascosti in cantina”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2015 13:27 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2015 13:27
Tunisi, turisti di Rovigo nel museo della strage: "Ci siamo nascosti in cantina"

Tunisi, turisti di Rovigo nel museo della strage: “Ci siamo nascosti in cantina”

TUNISI – “Ci siamo nascoste in cantina”. Così Alessandra Sacchetto e Arianna Antico, di Loreo, in provincia di Rovigo, si sono salvate dalla furia dei terroristi dell’Isis. Oltre a loro a Tunisi, il giorno della strage, c’era anche un’altra coppia polesana: Matteo Bagatin e Francesca Busato, di Porto Viro.

Matteo e Francesca fortunatamente al Bardo non si sono nemmeno avvicinati: tra le escursioni organizzate dallo staff della Costa Fascinosa avevano scelto Cartagine. Ad informarli dell’attacco è stata la loro guida turistica, ma appena scesi dalla nave hanno avvertito il clima di tensione. Per le strade c’erano diversi posti di blocco, poi la terribile conferma. “Ora – raccontano al Gazzettino – siamo a bordo della nave e siamo fermi a Tunisi. Vediamo cosa succede”.

Per Alessandra e Arianna invece l’esperienza è stata molto più spaventosa: loro al Bardo ci sono andate e quando i terroristi hanno fatto irruzione sono riuscite miracolosamente a rifugiarsi nelle cantine del museo. Ora stanno bene ma la paura è stata tanta: le due amiche si stavano godendo quella che doveva essere una bella vacanza, per di più vinta ad una lotteria.

Questo il loro racconto di quegli attimi di panico alla Voce di Rovigo:

“E’ successo tutto in un attimo. Stavamo ascoltando la guida quando abbiamo visto un gruppo di turisti stranieri correrci incontro spaventatissimi. Era la comitiva che era entrata pochi minuti prima di noi, stavano visitando una della sale successive. Non capivamo cosa stesse succedendo, poi abbiamo sentito gli spari”, racconta Alessandra. A quel punto, la guida e un agente della sicurezza del museo hanno preso in mano la situazione e hanno guidato il gruppo di italiani verso lo scantinato, dove si sono asserragliati dentro. Poi, a seconda dei movimenti degli uomini del commando, altre fughe, altri spostamenti, “ci hanno fatto spostare diverse volte”, conferma la ragazza. Il tutto è durato un paio d’ore. “Nello scantinato un uomo aveva una radiolina. Ascoltava dai notiziari quello che stava succedendo. Allora abbiamo chiesto ad una donna tunisina di farci da interprete, così abbiamo capito quello che stava accadendo”, racconta ancora la ragazza.

All’inizio, l’istinto è stato quello di non avvisare le rispettive famiglie in Italia, “non volevamo farli preoccupare, speravamo si sarebbe risolto tutto in poco tempo. Poi abbiamo ragionato: sicuramente di questo fatto ne avrebbero parlato i telegiornali”. Così Alessandra ha preso il cellulare e ha scritto un sms ad un amico polesano: a lui il compito di informare i genitori, ad Adria, che la figlia stava bene. “Ho avuto paura di morire”, dice però la ragazza. E non potrebbe essere altrimenti. Ma il terrore è arrivato dopo: “Fino all’ultimo ho pensato che fosse tutto uno scherzo idiota, organizzato per chissà quale motivo. Era tutto assurdo, surreale: c’erano turisti come noi che, mentre scappavano, facevano fotografie al soffitto e alle decorazioni del palazzo. Non potevamo essere davvero in pericolo”. E invece lo erano, eccome. “Mai avrei pensato di torvarmi in una situazione del genere – continua Alessandra – certo, si sa che in questo periodo un po’ di rischio, in Nord Africa, esiste. Ma ci eravamo informati: la Tunisia era tranquilla, del resto non ci avrebbero mai fatto scendere dalla nave se qualcosa avesse fatto presagire quello che stava per succedere”. Le ragazze sono riuscite a tornare a bordo soltanto nel pomeriggio, oltre tre ore dopo l’inizio dell’incubo.

“Stiamo bene. Tutto qui”, le uniche quattro parole scritte da Alessandra su Facebook a fine pomeriggio. Ma la brutta avventura ha lasciato il segno. “Abbiamo reagito in modo diverso – confida proprio Alessandra, mentre al suo fianco c’è anche Arianna, che ha preferito restare in silenzio – io appena arrivata in cabina ho iniziato a sistemare la valigia. A dire il vero lo sto ancora facendo”, riusciva a sorridere verso l’ora di cena. “Però sono ancora tesissima. E ad ogni rumore scappo. Prima è caduto un vassoio, sono scattata in piedi e l’istinto è stato quello di fuggire”, confessa la ragazza. La grande nave da crociera con a bordo le due polesane è partita dal porto di Tunisi con diverse ore di ritardo. Prossime tappe Barcellona e Marsiglia, quindi il rientro in Italia previsto per domenica. Quando Alessandrea e Arianna potranno riabbracciare le loro famiglie e lasciarsi alle spalle questa brutta storia che, fortunatamente, per loro sarà soltanto un ricordo da raccontare ai nipotini.