Tunisia, Ben Ali vuole tornare ma il premier: “Impossibile”

Pubblicato il 20 Gennaio 2011 0:06 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2011 0:34

Mentre il nuovo governo di unità nazionale fatica a partire, si è appreso che l’ex-presidente e deposto padrone della Tunisia, Ben Ali, vorrebbe tornare in patria. Ma il premier Mohammad Ghannouchi, in una drammatica telefonata, gli ha detto chiaro che un suo ritorno è ormai impossibile e che deve quindi restare in ‘esilio’ in Arabia Saudita dove è riparato la settimana scorsa. Lo scontro telefonico fra il primo ministro e Zine el Abidine Ben Ali è stato rivelato da un ministro dopo una giornata di mediazioni fallite per far rientrare i quattro ministri dimissionari ma anche di segnali forti lanciati per marcare una cesura col passato regime. Il presidente ad interim Foued Mebazaa si è impegnato, in un solenne discorso in tv, a compiere una “rottura totale con il passato” e ha annunciato l’arresto degli ”uomini dietro le violenze dei giorni scorsi”.

E tutti i prigionieri politici sono stati liberati, è stato annunciato, compresi gli attivisti dell’Ennahda, il movimento integralista islamico guidato da Rached Ghannouchi. Anche se quest’ultimo, da anni a Londra dopo una condanna all’ergastolo, dovrà attendere un’amnistia varata dal Parlamento per rientrare nel Paese. In serata la tv ha poi reso noto che 33 membri del clan di Ben Ali sono stati arrestati per ”crimini contro la Tunisia” e ha mostrato oro e gioielli sequestrati. Dopo il tracollo politico e la fuga, per Ben Ali e la sua famiglia arrivano i guai giudiziari ed economici. Un’inchiesta è stata aperta per acquisizione illegale di beni, investimenti finanziari illeciti all’estero ed esportazione illegale di valuta. Un’accusa che riguarderebbe soprattutto i parenti della moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi.

Non solo, la Svizzera ha deciso di bloccare eventuali fondi illegali del deposto presidente, mentre il ministro degli esteri italiano Franco Frattini giudica opportuna un’iniziativa europea per congelare i beni all’estero. La Banca Centrale della Tunisia, si è appreso oggi, aveva bloccato nei giorni scorsi le carte bancarie internazionali dei tunisini, per impedire illegali trasferimenti all’estero di denaro da parte del clan di Ben Ali. Ma, anche se oggi in Tunisia non ci sono stati scontri e violenze (quelle che, ha fatto sapere l’Onu, in poco più di un mese hanno causato piu’ di 100 morti), guai seri per l’economia del Paese sono arrivati stamani. Vale a dire, il rating abbassato da Moody’s, da Baa2 da Baa3, sui titoli di stato e il passaggio dell’outlook da stabile a negativo. Moody’s, preoccupata per la stabilità della Tunisia, ha anche declassato le valutazioni della Banca Centrale, mentre stasera si è appreso che la Borsa di Tunisi ha sospeso le transazioni.

E’ anche per questo che alcuni ministri dell’opposizione del traballante governo stanno cercando di resistere alla pressione della piazza che spinge per far cadere un esecutivo troppo marchiato dal simbolo dell’odiato partito del vecchio potere. L’Ufficio politico del Partito Democratico Progressista (Pdp, fino a ieri all’opposizione), ha deciso di restare nel governo a patto però che si dimettano tutti i ministri legati al vecchio regime. Il partito ha chiesto inoltre che, per rimpiazzare i quattro ministri definitivamente usciti dall’esecutivo, il premier avvii le trattative con altre forze escluse dal Parlamento. C’è una crisi economica da fronteggiare, spiegano al Partito democratico progressista (Pdp), e l’instabilità allontana anche il turismo. Ma soprattutto, fanno capire, se questo governo cade c’è il rischio che il vuoto sia occupato dall’esercito, e sia così subito abortito il nuovo percorso democratico avviato.

Tuttavia domani, nella prima riunione del nuovo governo, è probabile che il Pdp alzi la posta in gioco. ”Forse avevamo sopravvalutato la forza effettiva dell’Rcd (il partito di Ben Ali)- spiega ‘off the records’ un dirigente del partito di Nejib Chebbi – accettando un compromesso troppo al ribasso”. Un compromesso da cui hanno invece preso le distanze i tre rappresentanti del sindacato Ugtt e quello dei un altro partito di opposizione, benche’ i tentativi del premier Mohammad Ghannouchi di far loro cambiare idea siano durati per tutta la giornata.