Tunisia, Costituzione riscritta: uomini e donne sono uguali davanti alla legge

di Laurence Figà-Talamanca
Pubblicato il 6 gennaio 2014 19:28 | Ultimo aggiornamento: 6 gennaio 2014 19:28
Tunisia, Costituzione riscritta: uomini e donne sono uguali davanti alla legge

Tunisia, Costituzione riscritta: uomini e donne sono uguali davanti alla legge (Foto LaPresse)

ROMA  – A tre anni dalla Rivoluzione dei gelsomini, la Tunisia segna una svolta nel mondo arabo per i diritti delle donne. Con 159 voti favorevoli su 169 votanti dell’Assemblea Costituente, l’uguaglianza dei tunisini e delle tunisine di fronte alla legge è entrata il 6 gennaio nella futura Costituzione della culla della primavera araba, che solo un anno fa rischiava di vedere sancito dalla legge fondamentale il concetto di “complementarietà” voluto dal partito islamico di maggioranza Ennahda.

“Tutti i cittadini e le cittadine hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Sono uguali davanti alla legge senza alcuna discriminazione”, recita l’articolo 20, frutto del compromesso raggiunto tra Ennahda e l’opposizione laica, considerato un successo dalle associazioni femministe tunisine. Insufficiente e riduttivo lo ritengono però le organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Humans Rights Watch: il testo non evoca chiaramente, a loro avviso, la parità tra uomini e donne e rischia di escludere gli stranieri in Tunisia.

“Il principio di uguaglianza e di non-discriminazione dovrebbe essere applicato ai cittadini come agli stranieri” e dovrebbe riguardare “la razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, le opinioni politiche e altro”, sostengono le due organizzazioni internazionali. Nel vicino Marocco è stato re Mohammed VI a riformare il diritto di famiglia introducendo un’effettiva parità di diritti tra uomo e donna, ma il testo tunisino che verrà sancito dalla Costituzione rappresenta un’eccezione nel mondo arabo.

Del resto la Tunisia, pur senza determinare finora l’uguaglianza dei sessi, è stata sin dal 1956 il Paese arabo con più garanzie per le donne. Anche per questo, nell’estate del 2012 il progetto di Ennahda di introdurre il concetto di “complementarietà” tra uomo e donna suscitò una levata di scudi e proteste di piazza che costrinsero il partito a rinunciarvi. Così come, nel corso dei mesi, ha dovuto rinunciare a introdurre l’Islam come fonte di diritto, in un compromesso volto anche ad arginare i fondamentalisti che hanno seminato sangue e paura nel Paese. Su pressione dell’opposizione laica, è stato votato oggi anche il divieto di “accuse di apostasia”.

La nuova Costituzione, che l’assemblea si è impegnata ad adottare prima del 14 gennaio (terzo anniversario della Rivoluzione dei gelsomini che cacciò Ben Ali dal potere), garantisce inoltre “le libertà di opinione, pensiero, espressione e informazione”. Ma non ha abolito la pena di morte. Un emendamento in tal senso è stato bocciato, sebbene dall’inizio degli anni ’90 in Tunisia non siano state eseguite condanne a morte. “Shame on us”, “Vergogniamoci”, ha commentato su Facebook la blogger e attivista tunisina Lina ben Mhenni.

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