Tunisia apre a nozze gay: prima volta nel mondo arabo. Ma un deputato smentisce

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Aprile 2020 20:38 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2020 20:38
Tunisia apre a nozze gay: prima volta nel mondo arabo. Ma un deputato smentisce

Tunisia apre a nozze gay: prima volta nel mondo arabo. Ma un deputato smentisce (Foto Ansa)

TUNISI – La Tunisia apre alle nozze gay, riconoscendo per la prima volta un matrimonio tra due omosessuali. Ad annunciarlo sulla sua pagina Facebook è Shams, associazione non governativa che si batte per la depenalizzazione dell’omosessualità. Ma alcuni parlamentari smentiscono. 

“Si tratta di una prima assoluta nel Paese e nel mondo arabo”, annuncia Shams spiegando che il matrimonio celebrato in Francia tra un cittadino francese di 31 anni e un tunisino di 26 è stato riconosciuto e registrato all’anagrafe in Tunisia. 

Una notizia che fa subito scalpore, tra l’altro nel primo giorno di Ramadan, il mese sacro dei musulmani. Ma se le frange progressiste della società hanno salutato con favore la notizia, i più tradizionalisti l’hanno criticata con forza mettendo in dubbio la veridicità dell’informazione. 

Scatenata la polemica sui social, alcuni parlamentari si sono mossi per chiedere chiarimenti, invitando l’associazione a pubblicare i documenti per comprovarlo.

Un deputato, Yosri Dali, ha presentato un’interrogazione scritta al ministro per gli Enti locali. E in un post su Facebook, ha anticipato la risposta già ottenuta.

“Come immaginavamo, dove aver sentito il ministro per gli Enti locali e la sindaca di Tunisi, possiamo smentire che vi siano state nozze gay a Tunisi”, ha scritto Dali. “Vogliono solo trascinarci sui siti marci”, ha aggiunto.

Shams, che si è sempre distinta per le sue lotte a difesa degli omosessuali condannati alla reclusione da tribunali tunisini, si batte per l’abolizione dell’art. 230 del codice penale che la bolla come reato.

Articolo che recita testualmente: “L’atto omosessuale maschile (liwat) e femminile (mousahaqa) è punito con la reclusione fino a tre anni”.

Il riconoscimento ufficiale per la prima associazione a tutela dei diritti della comunità Lgbt, del 18 maggio 2015, suscitò fin da subito molte polemiche in Tunisia.

Se per alcuni ciò infatti rappresentò un passo in avanti nella delicata materia dei diritti delle minoranze sessuali, nel contempo fu causa di forti critiche di tanti, tra cui il Mufti della Repubblica che chiese alle autorità competenti di rivedere la loro decisione, affermando che il riconoscimento di Shams rappresentava “una minaccia alle generazioni future attraverso la promozione di comportamenti aberranti e perversi”.

Critiche piovvero soprattutto dalla parte più conservatrice della società, come alcuni imam per i quali la concessione del visto a Shams costituiva “un precedente pericoloso per la Tunisia che va a colpire gli insegnamenti islamici”.

Ad eccezione del Libano, il Paese arabo più tollerante in materia, per l’omosessualità è prevista la pena capitale in Paesi del Golfo come Arabia Saudita e Emirati Arabi. Ed è reato in Iran e Siria. Così come in una trentina di Paesi africani. (Fonti: Ansa, Agi).