Tunisia: saccheggi e devastazioni, la gente ha paura

Pubblicato il 15 gennaio 2011 21:44 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2011 21:45

E’ scesa la sera in Tunisia e, con il coprifuoco, la gente si e’ asserragliata in casa per la paura delle bande criminali che devastano e saccheggiano. In alcuni sobborghi di Tunisi – popolari e benestanti – e in altre localita’ gruppi di giovani e uomini si stanno organizzando per respingere gli assalti che, e’ ormai voce diffusa, sono opera al 90% di uomini rimasti fedeli all’ex presidente Ben Ali.

Alla Sukra, all’Ariana, a Erriadh e nei pressi di Gammarth, l’Ansa  ha constatato che in molte strade sono apparse grosse pietre e bidoni della spazzatura a bloccare l’accesso e gruppi di giovani stazionano agli incroci armati di lunghi bastoni. ”Non continueranno a saccheggiare questo paese – ha detto un ragazzo – l’hanno fatto per oltre 20 anni, adesso basta”. I ragazzi girano per strade e stradine consigliando a tutti gli abitanti di mettere al riparo, la’ dove e’ possibile, le automobili, e di sbarrare porte e finestre. Costringono le auto a rallentare e controllano gli occupanti. A Sidi Bou Said, la localita’ piu’ celebre della costa a nord di Tunisi, i negozianti e gli abitanti delle ville hanno organizzato ”la difesa” sbarrando gli accessi con i camion della nettezza urbana. Gli stessi abitanti ieri sera hanno bloccato alcune centinaia di giovani che cercavano di raggiungere la parte alta della cittadina dopo aver appiccato il fuoco ad un ristorante sulla spiaggia di proprieta’ dell’odiata famiglia Trabelsi, cui appartiene la moglie di Ben Ali.

La rabbia popolare e’ cresciuta con il diffondersi delle voci secondo cui delle bande criminali farebbero parte anche agenti della famigerata polizia di Ben Ali, fuggito ieri dal paese sull’onda della protesta popolare. Alcuni esperti ritengono che gli uomini fedeli all’ex presidente intendono cosi’ convincere la popolazione che solo un regime autoritario, come quello di Ben Ali, puo’ gestire il caos. A Marsa Cube sono apparsi uomini con una fascia bianca al braccio che presidiano gli accessi al quartiere dalla strada e dal mare mentre le donne li assistono portando loro da mangiare. ”Mi sono sentito piu’ tranquillo quando ho visto questi uomini – ha detto un abitante di una lussuosa villa – e non avrei mai immaginato che i tunisini dessero prova di tanto senso civico”. Gruppi di operai stanno proteggendo anche le fabbriche di imprenditori italiani. ”Hanno organizzato dei turni per controllare gli impianti” ha raccontato un responsabile del cementificio Colacem nei pressi di Ben Arous.

Ronde analoghe sono state organizzate alla Miroglio di Abou Merdes e alla Benetton di Kasserine. Anche ad Ezzahra, una pacifica e ridente cittadina di circa 30.000 abitanti dove vivono parecchi italiani e che finora era un’oasi di pace sul golfo di Tunisi, molte strade sono ostruite da barricate dietro alle quali, fin dal primo pomeriggio, sostano di guardia giovani e meno giovani, molti muniti di nodosi randelli. La tv ufficiale ha annunciato che l’esercito e la polizia scorteranno le autobotti che riforniscono le stazioni di carburante, ormai quasi introvabile in Tunisia.