Turchia, ancora tensione in attesa del ritorno di Erdogan

Pubblicato il 5 Giugno 2013 21:13 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2013 21:13
Turchia, ancora tensione in attesa del ritorno di Erdogan

Recep Teyyip Erdogan (Foto Lapresse)

ANKARA – Turchia ancora ad alta tensione: giovedì 6 giugno il premier Recep Tayyip Erdogan rientrerà dalla sua visita di tre giorni nel Maghreb.

Ad attenderlo un capo dello Stato, Abdullah Gul, che nel frattempo ha cercato di dialogare con i manifestanti, nonostante gli scontri di piazza continuino e la tensione rimanga sempre alta.

La notte scorsa, come ogni giorno con il calare del buio, ci sono stati ancora incidenti e feriti a Kizilay, nel cuore di Ankara, a Besiktas, sulla sponda del Bosforo, a Istanbul vicino a Dolmabace, che ospita gli uffici del premier, a Smirne e vicino alla Siria, ad Antiochia, dove decine di migliaia di persone hanno partecipato in un clima teso ai funerali di un ragazzo ucciso dalla polizia martedì.

Tre i morti dall’inizio della protesta. I medici hanno confermato oggi il decesso di un ragazzo di Ankara dichiarato in stato di ‘morte cerebrale’ lunedì. Secondo l’associazione medici turchi i manifestanti feriti in otto giorni di proteste anti-Erdogan in tutto il Paese sono 4.177, 43 in condizioni gravi. Il bilancio ufficiale del governo è di poco più di 300 feriti, per lo più poliziotti.

Mercoledì 5 giugno alla contestazione contro il governo islamico hanno aderito anche i sindacati di sinistra Kesk e Disk, i cui aderenti partecipano alle manifestazioni di Istanbul e Ankara. Le ‘scuse’ parziali ieri del vicepremier Bulent Arinc, capo del governo a interim in assenza di Erdogan, per la brutalità della polizia, non hanno fermato gli scontri anche se a Taksim, la piazza simbolo del movimento da quando è stata ritirata la polizia, sabato, non ci sono più stati incidenti significativi.

Taksim si organizza mano a mano (attorno alla foto simbolo della rivolta, la bella ragazza in vestito rosso cui un agente spara in volto una lunga vampata di gas) come una ancora timida copia della cittadella libertaria degli indignados spagnoli due anni fa a Puerta del Sol.

Molti giovani vi si sono accampati, ci sono una biblioteca, un centro rifornimenti, stand e luoghi di discussione. Migliaia di anonimi sostenitori hanno ordinato per loro su internet dei pasti, consegnati da una società turca.

Il ritorno di Erdogan dalla tournée in Marocco, Algeria e Tunisia, dopo tre giorni di silenzio sulla crisi interna, suscita forti interrogativi sulla stampa turca. Il premier, con le sue dichiarazioni sprezzanti verso i manifestanti, ha contribuito molto, insieme alla feroce repressione della polizia, a incendiare il Paese.

Uno studio dell’università Bilgi di Istanbul ha rivelato che il 92,4% dei manifestanti di Taksim è stato motivato a scendere in strada dal tono autoritario di Erdogan (”Sono solo 4 o 5 vandali”) alle prime proteste, il 91,3% dalla violenza della polizia.

Il premier non ha parlato da lunedì. In sua assenza Arinc, spinto da Gul, si è scusato a nome del governo per le violenze della polizia. Oggi ha ricevuto rappresentanti di Taksim. Il timore è che al suo rientro Recep Tayyip Erdogan possa riscatenare le passioni.

I delegati della protesta hanno posto a Arinc come condizioni per un calo della tensione il siluramento dei capi della polizia di Istanbul e Ankara, la rinuncia a lacrimogeni e granate assordanti, il rispetto della libertà di espressione.

L’arresto la notte scorsa a Smirne di 25 persone accusate di avere ”incitato ai disordini” per avere inviato messaggini su twitter non sembra però un segnale positivo al riguardo.

Per l’opposizione i tweet incriminati sono normalissimi messaggi di appoggio alla protesta. “Se volere un Paese libero e giusto è un reato, ha detto il dirigente dell’opposizione Ali Engin, allora lo abbiamo commesso tutti”.

Lunedì Erdogan si era scagliato contro twitter (principale canale di comunicazione per i manifestanti e di diffusione delle migliaia di immagini sulla brutalità della polizia) una ”cancrena” della società.