Turchia, attentato al confine con la Siria: 45 morti

Pubblicato il 12 Maggio 2013 9:12 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2013 9:25
Turchia, attentato al confine con la Siria

Turchia, attentato al confine con la Siria (foto Ansa)

ANKARA – Dopo la strage avvenuta l’11 maggio, il centro di Reyhanli, città di 60 mila abitanti che si trova a soli 8 chilometri dal confine siriano controllato dai ribelli, sembra una zona di guerra colpita da un bombardamento: almeno 45 morti, più di 100 feriti, cadaveri ovunque, case sventrate, auto distrutte, schegge di vetro e polvere, donne che urlano, gente che scava fra le macerie.

Da tempo la Turchia temeva un effetto contagio dal dramma in corso nel paese vicino. Da oggi il contagio sembra realtà. Due autobomba sono esplose a inizio pomeriggio nel centrale Ataturk Boulverad di Reyhanli, davanti al municipio e alla Posta, in mezzo alla solita folla del sabato, fra negozi, bar, ristoranti.

E’ stato un massacro. La regione colpita, nella provincia di Antiochia-Hatay, è una fetta atipica di Turchia. Qui metà della popolazione è alawita, correligionaria del presidente siriano Bashar al Assad, che molti appoggiano. Ospita anche oltre 20mila rifugiati e disertori sunniti siriani, accolti in campi che l’opposizione turca accusa di essere basi arretrate dei ”terroristi” anti-Assad.

Da Antiochia passano molti jihadisti stranieri in viaggio verso la ‘guerra santa’ siriana. Nei mesi scorsi ci sono stati frequenti incidenti fra i profughi e la popolazione locale, che ne chiede l’allontanamento. Insomma, una miscela esplosiva. Subito dopo gli attentati ci sono stati incidenti fra giovani del posto e rifugiati siriani, che la polizia ha dovuto separare. Non ci sono per ora indicazioni sui responsabili della strage.

 

Il vicepremier turco Bulent Arinc ha detto che il regime di Damasco appare come ”il solito sospettato”. Ma ha anche precisato che al momento non ci sono indizi. Il governo di Ankara è schierato con i ribelli anti-Assad, e vorrebbe un intervento internazionale. Il premier Recep Tayyip Erdogan ha evocato due possibili retroscena: la crisi siriana, ma anche il processo di pace in corso nel Kurdistan turco, che qualcuno potrebbe voler fermare con sanguinose provocazioni. ”In un periodo di transizione talmente critico per gli sviluppi in Siria sono possibili provocazioni”, ha detto anche il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu.

”Non è una coincidenza”, ha aggiunto, che l’attentato avvenga mentre la diplomazia mondiale si attiva dietro a Usa e Russia per cercare di arrivare a una soluzione politica, che qualcuno potrebbe volere fare deragliare. Le piste sui possibili mandanti della strage sono piu’ di una. Oltre a quella di Damasco, indicata con forza dalla Coalizione dell’opposizione siriana, c’e’ anche quella dei movimenti jihadisti, che gia’ hanno fatto deragliare l’ultimo tentativo di tregua l’anno scorso. L’opposizione turca aveva puntato il dito dopo l’attentato di febbraio contro il valico di confine vicino a Reyhanli (14 morti) contro i gruppi vicini ad Al Qaida, oggi la componente piu’ agguerrita e incontrollabile della rivolta in Siria, cui la Turchia concederebbe libero passaggio. Una relazione pericolosa che per diversi analisti potrebbe avere un ‘effetto boomerang’ per la Turchia, dove secondo Cymhuriyet ci sarebbero ora circa 2 mila affiliati ad Al Qaida. .